Nuova escalation
Israele bombarda l’Iran, salta la tregua: esplosioni a Teheran, petrolio e gas volano
La tregua dell’8 aprile è ormai definitivamente archiviata. Nella notte Israele ha lanciato una vasta operazione militare contro obiettivi in Iran, rispondendo al lancio di undici missili da parte di Teheran avvenuto domenica sera dopo i raid israeliani su Beirut. Una nuova escalation che rischia di trascinare l’intero Medio Oriente in un conflitto aperto e che ha già provocato pesanti ripercussioni sui mercati energetici mondiali.
Esplosioni a Teheran e in altre città iraniane
Secondo la televisione di Stato iraniana, forti esplosioni sono state avvertite a Teheran, Tabriz e Isfahan. L’esercito israeliano ha confermato di aver colpito diversi obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale.
Media iraniani riferiscono inoltre che sarebbe stato danneggiato l’impianto petrolchimico di Mahshahr, uno dei principali poli energetici del Paese. Le informazioni sui danni e sulle eventuali vittime restano ancora frammentarie.
Trump tenta di fermare Netanyahu: «Non fate saltare tutto»
L’offensiva israeliana sarebbe avvenuta nonostante le pressioni del presidente americano Donald Trump. Secondo quanto riportato dal giornalista di Axios Barak Ravid, il leader della Casa Bianca avrebbe contattato il premier Benjamin Netanyahu per invitarlo a evitare nuove rappresaglie.
«Manca poco all’accordo, non fate saltare tutto», sarebbe stato il messaggio inviato da Trump a Netanyahu nel tentativo di salvare i negoziati con Teheran. La telefonata non è stata confermata ufficialmente dalla Casa Bianca, ma le indiscrezioni parlano di un forte pressing americano per evitare un’escalation.
L’Iran rivendica gli attacchi contro le basi israeliane
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha annunciato di aver colpito le basi militari israeliane di Nevatim e Tel Nof, considerate strategiche per l’aviazione dello Stato ebraico.
Secondo Teheran, l’operazione è stata condotta in risposta ai raid israeliani contro siti radar e installazioni militari sul territorio iraniano. Le Forze di Difesa Israeliane hanno però dichiarato di aver intercettato tutti i missili lanciati dall’Iran, evitando danni e vittime.
Gli Houthi minacciano Israele: «Blocco navale nel Mar Rosso»
A complicare ulteriormente il quadro intervengono gli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Il movimento ha rivendicato un attacco missilistico contro Israele e ha annunciato un blocco navale totale contro le navi israeliane nello stretto di Bab al-Mandab.
La decisione rischia di compromettere una delle principali rotte commerciali mondiali, aumentando la tensione lungo tutto il corridoio marittimo che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano.
«Risponderemo all’escalation con un’ulteriore escalation», hanno dichiarato i leader del movimento yemenita.
Petrolio e gas schizzano verso l’alto
La crisi ha avuto effetti immediati sui mercati energetici internazionali. Il prezzo del Brent è balzato oltre il 3%, raggiungendo quota 96,15 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è salito a 93,48 dollari.
Gli analisti temono che un ulteriore deterioramento della situazione possa spingere il greggio oltre la soglia psicologica dei 100 dollari, alimentando nuove pressioni inflazionistiche in Europa e negli Stati Uniti.
Anche il gas naturale registra una forte impennata. Sul mercato Ttf di Amsterdam i contratti future hanno superato i 51 euro per megawattora, con un rialzo superiore al 5%. A pesare sulle quotazioni non sono soltanto le tensioni in Medio Oriente, ma anche lo sciopero nell’impianto australiano di Ichthys, responsabile di circa il 2% della produzione mondiale di gas naturale liquefatto.
Il rischio di una guerra regionale
L’intensificazione degli attacchi reciproci tra Israele e Iran segna uno dei momenti più critici degli ultimi anni. Con il coinvolgimento degli Houthi e la crescente instabilità nelle rotte energetiche e commerciali, la crisi rischia di assumere una dimensione regionale con conseguenze globali.
Mentre Washington tenta di contenere il conflitto, la tregua appare ormai definitivamente tramontata e il Medio Oriente si ritrova nuovamente sull’orlo di una guerra dalle conseguenze imprevedibili.