La sanatoria in Spagna
La carica dei 500mila: Sanchez approva la legge accogli-migranti (senza documenti). Schlein vuole imitarlo
Dopo la promessa, la firma del “tutti dentro” , l’approvazione definitiva, da parte del governo spagnolo, del decreto per regolarizzare circa mezzo milione di migranti senza documenti, ideone dal premier Pedro Sanchez per combattere la denatalità, l’invecchiamento e la mancanza di manodopera. Tutto ciò, paradosso dei paradossi, nel giorno in cui la Ue boccia la Spagna nella gestione dei contratti a termine che crea precarizzazione. Ma Sanchez, idolo della sinistra italiana, con una moglie rinviata a giudizio per affari poco chiari, evidentemente qualche dubbio sull’impopolarità della sanatoria, ecco perché si rivolge direttamente al popolo con un messaggio pubblico. In una lettera, pubblicata oggi sui social mentre il premier spagnolo è impegnato nella sua visita ufficiale in Cina, Sanchez spiega che con l’approvazione del decreto “inizia il processo straordinario di regolarizzazione di persone che vivono nel nostro Paese” senza documenti. Rispondendo poi alle domande di giornalisti durante una conferenza stampa a Pechino, Sanchez ha esortato il Pp ad appoggiare la misura, seguendo le indicazioni in materia di migranti della Chiesa cattolica, e di mostrarsi coerenti con misure analoghe adottate in passato da governi guidati dai popolari spagnoli.
Migranti, la maxi sanatoria di Sanchez fa discutere
La destra è furiosa, il Partito popolare a dir poco dubbioso. Ma il premier socialista ha ricordato che il processo di regolarizzazione è stato domando “da diversi attori che, cercatamente, non hanno poco o niente da vedere con il governo spagnolo”. “Sto parlando della chiesa cattolica, sto parlando di attori sociali, dei datori di lavoro, che ci hanno chiesto di riconoscere i diritti delle persone che già stanno vivendo da noi e stanno lavorano o potrebbero lavorare con imprese – ha continuato Sanchez – perché hanno bisogno di manodopera per continuare a crescere e per continuare in questa direzione di intensa creazione di posti d lavoro in cui stiamo andando in Spagna”.
Sanchez ha poi sottolineato come l’immigrazione sta contribuendo “in maniera molto maniera” alla crescita economica, la creazione di posti di lavoro e “a tenere i conti della Sicurezza Sociale più sani possibili per la pensione dei pensionati di oggi” e anche per quelli del futuro. Perchè, ha ricordato, la Spagna “come tutte le società occidentali” sta soffrendo un inverno demografico, e questo si deve affrontare “in due modi, che non sono incompatibili”.
Il provvedimento si rivolge a tutti i richiedenti protezione internazionale che hanno presentato domanda entro il 31 dicembre 2025, indipendentemente dal fatto che sia stata respinta o meno. Per quanto riguarda i migranti economici, si applicherà a coloro che si trovano in Spagna dal 31 luglio, o che possono dimostrare un soggiorno minimo di cinque mesi entro 31 dicembre 2025. Le domande di regolarizzazione dovranno essere presentate entro il 30 giugno e si prevedono tre mesi per l’elaborazione delle richieste, mentre già con la semplice accettazione della domanda, che arriverà entro 15 giorni dalla data di presentazione, le persone potranno iniziare a lavorare in modo regolare.
Spagna bocciata dalla Corte Ue sul lavoro
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che le misure adottate in Spagna per contrastare l’uso di contratti a tempo determinato consecutivi nel settore pubblico non sono conformi al diritto dell’Ue, perché non sanzionano adeguatamente quelle pratiche né eliminano le conseguenze dell’inosservanza.
In una sentenza pubblicata oggi, l’alta corte europea ha risposto a una questione pregiudiziale sollevata dalla Corte suprema spagnola in merito alla conformità del sistema spagnolo per la correzione di questi abusi, basato, tra l’altro, sulla figura del contratto a tempo indeterminato non permanente, sulla compensazione e sulle procedure di selezione, ai requisiti della normativa europea.
Il caso riguarda una lavoratrice che dal 2016 ha avuto ben sei contratti a tempo determinato consecutivi in una scuola pubblica della Comunità di Madrid. I Tribunali spagnoli hanno classificato il suo rapporto di lavoro come a tempo indeterminato non permanente, in seguito ad un uso irregolare del sistema.
Riguardo a questa soluzione, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea afferma che “non costituisce una misura adeguata”, poiché “implica il mantenimento di un rapporto di lavoro temporaneo” e, di conseguenza, la “situazione precaria” della lavoratrice o del lavoratore, nonostante, secondo la Corte, la sicurezza del posto di lavoro sia un elemento “fondamentale” di tutela. Inoltre, sottolinea che l’indennità prevista dalla legge spagnola, corrisposta al termine del rapporto di lavoro e soggetta a limiti massimi, non può costituire un risarcimento “proporzionato ed efficace” né garantire un indennizzo “adeguato e completo” per i danni subiti.
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