Le accuse a Nordio
Il “mito” di Sigfrido, tra libertà di opinione e la calunnia che spira come un venticello: Ranucci l’invulnerabile della sinistra
La sinistra si strappa le vesti per il richiamo formale della Rai ma dimentica la differenza tra opinione e diffamazione
+ Seguici su Google DiscoverSembra anche lui bagnato dal sangue del drago come il Sigfrido nibelungo e invulnerabile. Ma oltre allo stesso nome Ranucci condivide poco delle gesta mitologiche che ispirarono Wagner e in parte Tolkien. Se non per una cosa. Qualsiasi parola dica, vera o falsa che sia, diventa pietra miliare per la sinistra. Che oggi reagisce al richiamo formale della Rai sul caso Nordio rievocando le streghe della libertà compressa.
La libertà minata: le reazioni a sinistra
Per Bonelli, Floridia e l’esercito degli affabulatori di sinistra, il richiamo della Rai a Ranucci è un atto di arroganza, coercizione, limitazione della libertà di stampa. Ranucci è scomodo, ha subito (purtroppo) un gravissimo attentato, rispetto al quale tutti gli hanno espresso solidarietà, è un’insidia al potere per la sua capacità giornalistica. Ma qui entra in gioco l’Uruguay, paese del Sudamerica noto per i suoi grandi calciatori(Schiaffino) e oggi per ospitare un ranch del compagno di Nicole Minetti, erede della dinastia Cipriani. Ranch nel quale, come ha detto Sigfrido dalla Berlinguer, si sarebbe recato personalmente il Guardasigilli Carlo Nordio, che quindi avrebbe di fatto concordato i passaggi per la contestata grazia concessa da Mattarella alla Minetti. E Nordio in Uruguay c’è andato davvero. Ma per fatti ben diversi.
Difendere l’indifendibile
Nordio è andato in Uruguay e in Argentina per motivi istituzionali precisi, dettagliati tangibili. Come accade a tutti i ministri. Ma per Ranucci, invece, la spedizione a Montevideo nascondeva la volontà di farsi un giro da Cipriani, magari per rinsaldare le comuni radici venete. Una tesi così strampalata che non reggerebbe nemmeno dinanzi a un tribunale cinese. Se Nordio avesse avuto qualche interesse surrettizio ad aiutare Minetti aveva bisogno di esporsi in questo modo?. Ma, soprattutto, e lo ha ricordato oggi il Procuratore generale presso la Corte d’appello milanese, le istruttorie sulle grazie le fanno i magistrati. Che ne può sapere un ministro di cosa accade, di cosa fa chi richiede l’atto di clemenza?. L’importante, però, è gettare fango.
Il complotto e la realtà
Per la sinistra e per Marco Travaglio, che sul punto sembra più voler accusare Mattarella, c’è dietro una macchinazione, un risarcimento postumo a Berlusconi, che invece avrebbe potuto ottenere lui la grazia il 2013 e non la chiese. Ranucci ha parlato? Ranucci ha ragione, avrà detto il vero. Il potere meloniano che restringe ogni libertà, (al punto che Report può dire quello che vuole senza contraddittorio…), vuole nascondere le ombre. Perché la Rai è la tv di Stato, quindi del potere, quindi del governo. E se invece fosse stato un giornalista “privato” a dire quelle corbellerie su Nordio senza alcuna prova, come avrebbe reagito la sua azienda datrice di lavoro?
La critica e il rispetto
Bisognerebbe far resuscitare Fleming per rendere Ranucci un giornalista con licenza “d’uccidere”. Però va tranquillamente nelle altre reti televisive a dire con certezza che un ministro, anzi il ministro della giustizia, incontra in Sudamerica cittadini che hanno interessi privati. Senza prove, senza riscontri, ma sul “si dice”. Sigfrido dovrebbe sapere bene che questa cosa è diversa dal giornalismo e dalla libertà di espressione. E sa anche che qualsiasi altro suo, nostro collega, che si fosse comportato in questo modo avrebbe rischiato il licenziamento. Ma lui ha bevuto il sangue del drago. E’ invulnerabile.
Il potere è toccabile fino a un certo punto
La giurisprudenza ha più volte detto che un esponente politico deve accettare la satira, la critica, anche feroce, finanche una certa privazione della privacy, come contraltare al potere e alla notorietà. Ma purché si tratti di fatti veri o di commenti politici non di invenzioni calunniose, estratte dal cilindro come una sorpresa per infangare gli altri. Sigfrido Ranucci ha più volte oltrepassato il limite tra realtà e fantasia. Lo avesse fatto e detto uno di noi di un ministro della giustizia di sinistra forse sarebbe già stato espatriato. In Uruguay.
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