Frutto delle leggi finanziarie
“Ventuno miliardi in più per i lavoratori grazie al taglio del cuneo fiscale e la revisione dell’Irpef”: Fazzolari fa il punto
Il governo Meloni si appresta a diventare (il 2 maggio) il secondo più longevo della storia repubblicana. Il sottosegretario mette al centro il punto di forza di questi anni: "Intendiamo andare avanti su questa strada"
+ Seguici su Google Discover“Un dato su tutti”. Mentre il governo Meloni si appresta a diventare (il 2 maggio) il secondo più longevo della storia repubblicana, Giovanbattista Fazzolari pone all’attenzione numeri incontrovertibili che costituiscono il punto di forza di cui andare orgogliosi: le leggi finanziarie dell’esecutivo Meloni hanno messo nelle tasche degli italiani 21 miliardi di euro in più. Si tratta di 21 miliardi di euro in meno per lo Stato ogni anno, e di altrettanti in più nelle tasche di lavoratori e famiglie grazie al taglio del cuneo fiscale e alla revisione dell’Irpef. È il dato che Giovanbattista Fazzolari mette al centro, parlando con Adnkronos.
Fazzolari: “Il vero elemento di forza del lavoro svolto”
“Siamo orgogliosi di questo traguardo – dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’attuazione del programma-. In una Nazione come l’Italia, dove la durata media dei governi è di poco più di un anno, aver garantito continuità e stabilità rappresenta già un elemento di grande importanza a livello interno e internazionale”. Ma non è solo una questione di tempi, come si evince dalla sottolineatura del sottosegretario. “Non è la durata, di per sé, il punto centrale. Io credo che il vero elemento di forza sia la qualità del lavoro fatto sinora. I risultati – sottolinea Fazzolari- sono misurabili: livelli record di occupazione e riduzione della disoccupazione e del precariato. Conti pubblici in ordine e ritrovata fiducia di mercati e investitori. Crollo degli sbarchi e un protagonismo internazionale che non si vedeva da anni”. Quindi “il dato su tutti” che non è confutabile:
21 miliardi in meno per lo Stato finiscono nelle tasche dei lavoratori
“Considerando solo il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e la revisione delle aliquote Irpef, da qui in avanti lo Stato incasserà ogni anno 21 miliardi di euro in meno. Che significano 21 miliardi di euro in più nelle tasche di lavoratori e famiglie italiane”, rimarca Fazzolari. “Intendiamo proseguire su questa linea, portando avanti con determinazione quella che considero la vera rivoluzione di questo esecutivo: cioè l’attuazione puntuale del programma di governo, nel pieno rispetto degli impegni presi con gli italiani”.
Il combinato disposto taglio del cuneo fiscale e revisione e dell’Irpef
I numeri sono chiari e riscontrabili nelle tabelle tecniche delle varie manovre finanziarie. Nelle Leggi di bilancio 2025-2027 e in quella 2026-2028 sono illustrate le misure riguardanti la riduzione dell’Irpef e il taglio del cuneo fiscale introdotte dal governo. Nella Relazione tecnica si evince che la revisione dell’Irpef e il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti comportano, complessivamente, minori entrate strutturali per circa 21 miliardi l’anno. Entrando nel merito, la Legge di bilancio 2025 all’articolo 1 comma 2 rende strutturale la riduzione da 4 a 3 delle aliquote Irpef: con accorpamento dei primi due scaglioni di reddito (0-15mila e 15mila-28mila) in un unico scaglione (0-28mila) che viene assoggettato all’aliquota del 23% precedentemente applicata al solo primo scaglione. Inoltre, innalza da 1.880 euro a 1.955 euro la no tax area per i lavoratori dipendenti. Il combinato disposto della due misure comporta minori entrate per 4,8 miliardi nel 2025 e oltre 5,3 miliardi nel 2026. I commi 4 e 6 prevedono la riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti: sostituendo la misura utilizzata negli anni precedenti che agiva sulla parte dei contributi.
Il frutto delle manovre del governo
Si tratta di due misure distinte: per i lavoratori dipendenti con redditi non superiore a 20.000 euro, viene introdotto un contributo (bonus) calcolato in percentuale del proprio reddito; per i lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 20.000 euro 40.000 euro, viene prevista una detrazione di mille euro, con décalage a partire da 32.000 euro di reddito. Misure che determinato minori entrate di poco inferiori ai 13 miliardi annui. Complessivamente le disposizioni dei commi da 2 a 10 (limite alle detrazioni d’imposta), comportano minori entrate pari a 17.655,6 milioni di euro nel 2025, 18.316,8 milioni di euro nel 2026 e 17.951,7 milioni di euro nel 2027.
Per quanto riguarda la legge di bilancio 2026-2028, si riduce dal 35 al 33 per cento la seconda aliquota dell’Irpef con un meccanismo volto a sterilizzare il beneficio fiscale per i redditi superiori a 200.000 euro. Il comma 3 produce minori entrate per 2.900,7 milioni di euro per l’anno 2026, 2.998,1 milioni di euro per il 2027, per 2.997,7 milioni di euro a decorrere dal 2028. La sterilizzazione del beneficio comporta, nel 2027, una variazione di gettito Irpef di + 22,1 milioni di euro e di 12,6 nel 2028. Come definiscono le relazioni tecniche non si tratta di “primati immaginari”, come ha subito attaccato ingenuamente in una nota il vicepresidente del M5s, Ettore Licheri. Il buon gusto di tacere in presenza di dati incontrovertibili non è roba da grillini e opposizioni.
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