Dossieraggio contro Crosetto e La Russa: nei guai un pm antimafia per le “spiate” ai giornalisti

1 Mar 2024 12:56 - di Lucio Meo

Spiati, per attingere informazioni “sensibili” dai conti correnti e passarle ai giornalisti che ne facevano un uso “politico”, per fare dossieraggio contro i “nemici” politici, di destra: Guido Crosetto, di cui Il Domani aveva pubblicato i compensi ricevuti da Leonardo, quando non era ancora ministroIgnazio La Russa, Daniela Santanché, Denis Verdini, ma anche Matteo Renzi, Francesco Totti e il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina: tutti “attenzionati” dal pm antimafia Antonio Laudati (nella foto in alto), ex procuratore capo a Bari ed ex inquisitore di Silvio Berlusconi nello scandalo delle escort di Tarantini: la procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, lavora su una “macchina del fango” di dimensioni colossali con accuse gravissime, ma ancora da provare, al magistrato Laudati, come scrive oggi Repubblica. Già quindici sarebbero gli indagati.

Il dossieraggio sui politici con la regia del giudice Laudati: l’inchiesta

“Nel corso delle indagini avviate nell’aprile 2023 dopo la denuncia del ministro Guido Crosetto, gli episodi di presunto dossieraggio ai danni di politici e personaggi pubblici del mondo dell’imprenditoria, della finanza e dello sport si sono moltiplicati a dismisura. Sono diverse centinaia e probabilmente quelli ancora da scoprire sono altrettanti. Sono stati aperti e spiati anche i conti correnti e il 740 delle vittime. E lo scandalo travolge un nome importante della nostra magistratura, quello di Antonio Laudati, l’ex procuratore capo di Bari (indagò sulle ragazze offerte a Berlusconi da Giampi Tarantini) e attuale sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia. Laudati ha ricevuto il mandato a comparire dalla procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone“, scrive il quotidiano romano.

Secondo Repubblica, Laudati è accusato di accesso abusivo a sistemi informatici e banche dati, falso e divulgazione di informazioni riservate, in concorso col maresciallo della Finanza Pasquale Striano, fino a qualche mese fa in servizio presso la Dna. La fonte delle soffiate, poi passate a tre giornalisti di cui non si conoscono ancora i nomi, sarebbe la Direzione nazionale antimafia, che per motivi di ufficio riceve dagli istituti bancari e dagli altri operatori finanziari migliaia di Sos, le Segnalazioni di operazioni sospette su cui Laudati avrebbe messo gli occhi ricevendo notizie dal maresciallo Striano. Tra gli spiati ci sarebbero anche vip non politici.

“I casi di accesso ritenuto illecito sono, come detto, diverse centinaia. Gli inquirenti li ritengono abusivi perché a monte non avevano una segnalazione di operazione sospetta che li giustificasse. Perché allora venivano compiuti? Tre le ipotesi: veicolare le informazioni alla stampa, come in diversi casi è successo, in modo da creare un danno allo spiato; trasformarle in notizie di reato e dare così l’input a un’inchiesta giudiziaria che altrimenti non sarebbe partita; fornire i dati riservati a soggetti terzi, per scopi illeciti. L’obiettivo era comunque colpire dei nemici…”, scrive Repubblica. Nemici politici, di destra…

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