Il senso di Concita per le cretinerie: “La destra vuole prendere a cinghiate gli ecoguerrieri…”

6 Gen 2023 10:51 - di Annalisa Terranova
Concita ecovandali

L’aria che tirava dopo che gli ecovandali avevano imbrattato il Senato si era  compresa subito. Per la sinistra vale sempre il “viva le devianze” gridato con enfasi da Enrico Letta in campagna elettorale. Blocchi il traffico? Applausi. Tiri zuppa di piselli sui capolavori? Doppi applausi. Getti vernice sui palazzi delle istituzioni? Ovazione, perché la vernice era “lavabile”. Punire queste intemperanze? Giammai. E’ una cosa fascista. Tutto il Codice lo è. Qua il vero pericolo, dopo Berlusconi, sono solo i saluti romani per Ramelli…

Attestati su questa difesa dell’indifendibile (del resto hanno già difeso il libero spaccio nei rave, le libere okkupazioni dei centri sociali e persino il libero stupro dell’immigrato che non può essere ripreso) ecco che sale la richiesta di dialogare con i “guerrieri del clima”, cioè gli esaltati di Ultima Generazione. Che sono un po’ come le Femen di qualche anno fa. Estremisti (ma chi c’è dietro?) che lottano per un ideale mica come quei fiacchi borghesucci che vanno in auto al lavoro. Dialogare, dialogare, dialogare è l’invito di Gianni Riotta. Mentre Concita De Gregorio dà il meglio di sé con un pezzo (sulla Stampa) che supera anche la difesa pseudofemminista di lady Soumahoro che si comprerebbe  le borse griffate non perché la sua coop lucra sugli immigrati ma perché insegue l’autodeterminazione. Questa è Concita.

Eccola dunque oggi difendere anche lei gli ecoguerrieri (talmente guerrieri che piagnucolano come ragazzini capricciosi se lo Stato li processa) i quali porterebbero a termine, si immagina, la loro salvifica missione di salvare il pianeta se non ci fosse la destra brutta e cattiva con la sua fissa per i manganelli a reprimerli. Questa destra che è un po’ come l’ispettore Javert dei Miserabili, solo che ovviamente indossa la camicia nera. E adesso non si può neanche più gettare vernice (lavabile, signori, la-va-bi-le) sui muri del Senato, perché il virilismo di destra te lo impedisce in nome delle regole. E anche, aggiungiamo noi, in nome dell’articolo 639 del Codice penale. Ma che vuoi che siano, queste sottigliezze, per la mente acuta di Concita.

Ecco l’attacco del suo pezzo. Un vero capolavoro, diciamo noi, perché un concentrato di cretinerie così denso e allusivo era davvero difficile da costruire. Ma lei ha compiuto l’impresa. “Interessante – scrive – questo ritorno alla cinghia, io t’ ho fatto io ti disfo. Questo ghigno educativo sadico ma giusto, necessario a prevenire le devianze: metti che poi un figlio ti diventa omosessuale, se non lo correggi in tempo, se non t’ accorgi subito del vizio e non lo chiudi in casa a pane e acqua, è finita la pacchia. Metti che poi si droga, che fuma, che tira di coca: tutte mollezze gravissime che gli adulti probi, i maschi virili e le femmine operose, non si sognano neppure presi come sono dal rispetto stringente delle regole…“. Insuperabile.

E poi Concita neanche sa che pure la destra ha avuto i suoi ecoguerrieri. Che la prima rivista a trattare il tema dell’ecologia in Italia fu Dimensione Ambiente ed era una rivista di destra. Che Pino Rauti andava a intervistare Konrad Lorenz per la sua rivista Linea. Che il Fronte degli anni Ottanta era fieramente e orgogliosamente antinuclearista. Che i giovani di destra si innamoravano dell’anticonsumismo spirituale di Alexis Carrel e riflettevano sull’antitecnicismo di Oswald Spengler. Che immaginavano un futuro postumano grazie ai romanzi visionari di Ernst Jünger. Che il Msi ebbe i suoi Gruppi di ricerca ecologica, che ci fu Fare Verde del compianto Paolo Colli che non imbrattava ma ripuliva il “mare d’inverno”. Ma che ne deve sapere Concita?

Certo c’è una differenza fondamentale tra quei militanti di destra cui rendiamo omaggio con questo ricordo e quelli che Riotta, Orfini, Capanna, Stefano Feltri e la stessa Concita si affannano a difendere. Quelli se la polizia chiedeva loro i documenti non si mettevano a starnazzare come oche portate al macello e nessuno scriveva editoriali contriti su di loro. Poi, ci sarebbe pure una differenza ideologica: l’ottimismo di una spiritualità consapevole contro il materialismo del pessimismo catastrofista. Me meglio non avventurarsi su terreni dove Concita non può seguirci.

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