Femminicidio, Meloni: «I tre pilastri sono prevenzione, protezione e certezza della pena» (video)

24 Nov 2022 17:34 - di Fortunata Cerri
Meloni

«Ringrazio il presidente La Russa, uno che ha accettato di buon grado che le donne potessero guidarlo, c’è un po’ di resistenza da parte degli uomini». Lo dice il premier Giorgia Meloni, aprendo il suo intervento al convegno sui risultati della Commissione d’inchiesta della Commissione femminicidio, a Palazzo Giustiniani. Contro il femminicidio dice subito «i tre pilastri sono la prevenzione, protezione e certezza della pena».

Meloni: «La Commissione bicamerale è un bel segnale»

«Siamo di fronte a un problema prevalentemente culturale, di questa società, il lavoro della Commissione è questo, deve andare avanti. Da parte del Parlamento la Commissione bicamerale – prosegue – approvata è un bel segnale. Il governo italiano – aggiunge – intende fare tesoro di questo lavoro, noi siamo molto concentrati su questo tema. Ci sono 104 donne, i cui nomi saranno proiettati sulla facciata di Palazzo Chigi, che si tingerà di rosso», sottolinea il premier.

Meloni: «Un pensiero a tutte quelle donne che hanno perso la vita»

Poi nel corso del suo intervento sottolinea ancora: «Non posso non sentire come donna, come primo presidente del Consiglio donna» l’impegno contro i femminicidi. «Come donna, madre e figlia – prosegue – non posso non mandare un pensiero a tutte quelle donne che anche in questo ultimo anno hanno perso la vita: dalle 18 di oggi, e ringrazio il ministro Roccella per questo, Palazzo Chigi sarà illuminato di rosso e i nomi di 104 donne che sono state uccise nell’ultimo anno verranno proiettati sulla facciata».

«Ci sono forme di violenza che sono giustificate con la fede e la cultura»

Sulla violenza di genere, aggiunge, «il tema dell’immigrazione impatta, ci sono forme di violenza che vengono giustificate con la fede e la cultura, un tema con il quale bisogna fare i conti».

Il ricordo di Anastasia Alashri

Poi ricorda un fatto di cronaca dei scorsi giorni. «La storia che mi ha colpito di più è quella di Anastasia Alashri, una donna bellissima, occhi azzurri, capelli rossi, ucraina di 23 anni che scappava dalla guerra, si era rifugiata a Fano, ma combatteva un’altra guerra, vittima di violenza aveva denunciato il marito, scatta il codice rosso, poi torna a casa per prendere quello che le serviva e viene uccisa con tre coltellate, messa in valigia e abbandonata».

«Molte donne – ricorda ancora – non hanno il coraggio di denunciare, su questo dobbiamo intervenire, molti non denunciano perché sperano che l’uomo cambierà, altre perché non hanno risorse economiche, altre perché ci sono i figli che pensano di preservare».

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