Svolta nell’omicidio di Lisa Gabriele dopo 17 anni: ex-poliziotto incastrato da un esposto anonimo

25 Ott 2022 11:29 - di Silvio Leoni

Un esposto anonimo ma dettagliatissimo arrivato nel  2018 alla Procura di Cosenza ha consentito, a diciassette anni dai fatti, di riaprire il caso, oramai archiviato, dell’omicidio di Lisa Gabriele, avvenuto a Montalto Uffugo, nel Cosentino, il 7 ottobre del 2005, e di arrestare, con l’accusa di omicidio doloso premeditato, aggravato dai futili motivi ed in concorso con altro soggetto allo stato ignoto, quello che viene ritenuto dai magistrati il vero responsabile del delitto, un ex-poliziotto, oggi 50enne, Maurizio Mirko Abate, appartenente all’epoca, alla Sottosezione della Polizia stradale di Cosenza Nord.

L’ex-poliziotto è accusato anche di spaccio e cessione di marijuana nei confronti del figlio.

Lisa Gabriele venne trovata priva di vita in un bosco con accanto al corpo alcuni psicofarmaci, una bottiglia di whisky insieme a un biglietto di addio. Un suicidio inscenato, dunque, ma l’autopsia accertò che Lisa, in realtà, non si era suicidata ma era stata soffocata, probabilmente con un cuscino, in un luogo diverso da quello del ritrovamento del cadavere.

Inoltre, gli accertamenti grafologici stabilirono che a scrivere il biglietto d’addio non era stata la giovane Lisa

Il caso, archiviato dopo le prime indagini nell’ottobre del 2009, è stato riaperto nell’ottobre del 2018, quando alla Procura di Cosenza arrivò l’esposto anonimo nel quale si ripercorreva la vicenda della morte di Lisa Gabriele e venivano indicati particolari veritieri noti soli agli inquirenti.

I primi riscontri, effettuati dai carabinieri di Rende, hanno consentito alla Procura di riaprire le indagini. Gli inquirenti hanno così effettuato ulteriori acquisizioni documentali, una lunga serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Gli inquirenti ha riascoltato numerosi testimoni e persone informate sui fatti disponendo anche nuove consulenze medico legali attraverso la riesumazione del cadavere della vittima.

Ciò che è emerso dalla nuova fase investigativa ha consentito di verificare, in maniera più approfondita, quanto raccolto nella prima fase, colmando quelle che gli investigatori definiscono “lacune investigative’” e facendo così emergere un quadro indiziario grave e tale da collegare il reato contestato all’indagato per la morte di Lisa Gabriele.

Le indagini, nello specifico, hanno consentito di inquadrare l’omicidio nell’ambito di una relazione sentimentale che Lisa Gabriele aveva con l’allora agente della Polizia stradale Maurizio Mirko Abate il quale era, peraltro, già impegnato in altra stabile relazione, ritenuta sbilanciata, ossessiva e connotata da episodi di reiterate violenze e brutalità – così sostiene un collaboratore di giustizia – emersi dalle dichiarazioni di persone informate sui fatti che hanno tratteggiato un quadro degradato fatto anche di serate a base di sesso, droga e perversioni.

Inoltre, stando agli inquirenti, è emerso che il movente dell’omicidio sarebbe da ricondurre all’esasperata volontà dell’ex-poliziotto di interrompere la relazione allontanando definitivamente da sé Lisa Gabriele, determinata, invece, a frequentare l’uomo nonostante la moglie di Maurizio Mirko Abate avesse partorito un figlio ed alla luce del rischio che la domma venisse a sapere della relazione extraconiugale sottraendogli, così, il neonato.

Inoltre, gli inquirenti avrebbero ricostruito l’ultimo periodo di vita di Lisa Gabriele, connotato dai suoi tentativi di trattenere Maurizio Mirko Abate nella relazione, temendo, tuttavia, al contempo, di subire ancora violenze ed arrivando a temere per la propria vita anche a seguito di strani accadimenti, quali danneggiamenti all’autoveicolo ed ai cavi elettrici dell’abitazione, nonché la morte sospetta della cagnolina deceduta appena dieci giorni prima di Lisa.

Sono, inoltre, state intercettate frasi ritenute parziali ammissioni dell’indagato ed altre frasi di parenti dell’uomo fortemente indizianti, nonché conversazioni con linguaggio criptato che attesterebbero l’acquisizione, la suddivisione e l’occultamento del narcotico e lo spaccio dello stupefacente.

Quanto alla droga, infine, è stato accertato l’utilizzo della cassetta delle lettere come deposito temporaneo dove la droga poteva essere prelevata dal figlio avvisato dal padre circa l’arrivo di una “bolletta” o “raccomandata”.

E sarebbero anche stati accertati diversi acquisti di marijuana (denominata “gelato”) effettuati dall’uomo e conseguenti cessioni in favore del figlio a cui veniva sequestrato dai carabinieri di Rende, nel 2020, una modica quantità di stupefacente del tipo marijuana. Il procedimento pende, ad oggi, nella fase delle preliminari.

Maurizio Mirko Abate era stato iscritto nel registro degli indagati, dopo la riapertura delle indagini, nel maggio del 2021. Ora la svolta nelle indagini con l’arresto dell’ex-agente.

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