Ricordo di Antonio Pennacchi. Ci lasciava l’agosto di un anno fa l’indimenticabile scrittore

24 Ago 2022 19:38 - di Massimo Pedroni
Antonio Pennacchi

“Mi voglio confessare”. Lui aveva capito che era per farlo contento, che non ci credevo più come una volta ma m’ha confessato uguale: “Male non può farti” e gli ho raccontato tutto quanto dalla A alla Z, senza nascondere o tralasciare nessun particolare, nessuna piega, nessuna viltà: gli ho detto pure quello che non avevomai detto a me”. L’autore di questa frase è lo scrittore Antonio Pennacchi, che avrà i suoi natali a Latina il 26 gennaio del 1950. Città dove terminerà la vicenda terrena nell’Agosto del 2021. La sua vita, fu impreziosita da una produzione letteraria, connotata da rilevanti note biografiche. Un’inesausta “confessione” pubblica, solcata dai rivoli dei ripensamenti.

Antonio Pennacchi e la sua Latina

La famiglia Pennacchi era da parte di padre di origine umbra, da parte di madre di origine veneta. I genitori avevano fatto parte di quel flusso migratorio nazionale interno, sollecitato e organizzato dal Regime fascista, per l’attuazione della Bonifica dell’Agro Pontino. Da ciò, sui terreni risanati, furono possibili fondare delle nuove città la più importante delle quali, Latina, fu la quella dove nacque lo scrittore. Antonio Pennacchi, in gioventù, scelse l’impegno politico, come volano per la comprensione complessiva del mondo. Cercando d’individuare, con quello strumento buoni e cattivi. Dove s’annidava il bene e dove il male. Tutta la sua vita, fu costellata da scelte di militanza, accentuatamente contraddittorie e incompatibili fra loro. Tentando così, di perimetrare definendoli compiutamente questi due aspetti. Ricerca che in gioventù lo portò a fare scelte drastiche.

La militanza giovanile

Nei primi anni “60, nella città nella quale aleggiava ancora il nome originale di Littoria, Pennacchi s’iscrisse al MSI. Decisione che comportò contraccolpi e dissapori in famiglia di un certo rilievo. Fatto che venne a determinarsi in quanto i fratelli erano tutti schierati e militanti a sinistra. Per di più, fu scelto dai dirigenti del partito quale attivista dei Volontari Nazionali. Organizzazione di partito, i cui componenti erano pronti a rendere possibile, anche nei contesti più incandescenti l’esercizio del diritto di parola agli esponenti delMovimento. Anni nei quali il confronto politico era particolarmente serrato, tra le formazioni contrapposte. Spesso, raggiungevano culmini con sconfinamenti pressoché quotidiani in deplorevoli episodi di violenza.

Antonio Pennacchi fuori da ogni ortodossia

Il futuro scrittore da subito mostrò un carattere esuberante, non riconducibile a schemi appartenenti a qualsiasi ortodossia di sorta. Le sue prese di posizione fuori dagli schemi gli costarono l’espulsione nel 1968, dal MSI per aver organizzato una manifestazione contro la guerra nel Vietnam. “… ero molto dispiaciuto, ero convinto di avere subito un torto, mi ritenevo più fascista di prima”. Ebbe a commentare così quell’episodio. Con queste credenziali, cominciò un nomadismo politico, durante il quale approdò ai lidi più impensati. Si avvicinò ai gruppi marxisti e leninisti, aderendo in seguito al P.S.I. In seguito, scelse d’iscriversi al sindacato della Cgil, organizzazione dalla quale subì un altro provvedimento d’espulsione. Contingenze nelle quali emergeva quel “… non ci credevo più come una volta”.

L’irrequietezza caratteriale

Giravolte che cercavano di assestare e pacificare le inquietudini di chi con apparente spregiudicatezza le metteva in atto. La confessione pubblica di questa mancanza di appagamento, nel riuscire a identificare con certezza una volta per tutte la fonte delle ingiustizie, risiedeva proprio nelle sue scelte politiche dal sapore conflittuale. Come se nel suo animo, quella riconquista alla vita civile delle terre paludose, non avesse avuto corrispondenza solida e ferma, a livello di orientamenti concettuali nel suo animo. Riversò quindi nella scrittura, il suo anelito di ricerca per placare la mai doma irrequietezza caratteriale.

Antonio Pennacchi, l’approdo alla scrittura

Approdato, a questo lido creativo, dimostrò una tale convinzione e determinazione, nel conseguire la cifra record di cinquantacinque rifiuti dalle case editrici prima di riuscire a pubblicare il suo primo romanzo “Mammut”. Cosa che riuscì finalmente a ottenere con Donzelli nel 1994. Libro che narra di un’epopea operaia, classe in via di trasformazione e estinzione come per l’appunto i Mammut. Esperienze vissute in prima persona dall’autore. Per anni infatti Pennacchi lavorò come operaio. Impegno al quale dava adempimento, facendo turni di lavoro notturni. Tempo di prestazione d’opera dal quale traeva spunti, suggerimenti, suggestioni per la sua scrittura. Al centro di essa troveremo due costanti assi portanti, l’amore per quei luoghi malsani e melmosi, recuperati a luoghi di esistenza possibile, dove nacque e visse, e la passione politica che non l’abbandonò mai. In quest’ultimo aspetto riusciva a far convogliare personalità, notoriamente distinte e distanti.

“Il fasciocomunista”, succcesso letterario e cinematografico

Ricordo ancora, quando ebbi l’opportunità di assistere alla presentazione del suo “Il fasciocomunista”, con la partecipazione di Donna Assunta Almirante e Massimo D’Alema. Romanzo dal sapore marcatamente autobiografico, che a opera del regista Daniele Lucchetti, ebbe una trasposizione cinematografica con interpreti Riccardo Scamarcio ed Elio Germano intitolato “Mio fratello è figlio unico”. L’operazione, fu coronata da unindiscutibile rilevante successo.  Tanto da portarlo a ricevere un Premio speciale al Festival di Cannes. Nonostante, questi risultati, l’anima “fumantina” di Pennacchi ebbe modo dispiegarsi ancora una volta. Sostenendo, forse con qualche ragione, che nella seconda parte del film la traccia letteraria era stata completamente stravolta. L’ex operaio dell’Alcatel Cavi di Latina, attinse anche dalla memoria storica delle testimonianze, offertegli dai colleghi con i quali trascorreva i lunghi e impegnativi turni notturni di lavoro.

Il premio Strega con “Canale Mussolini”

Un’opera, condotta con tenacia, dalle pregevoli risonanze di ricucitura e tessitura della vita e della cultura di quelle zone e dei suoi abitanti. Con queste motivazioni, forte di testimonianze e riferimenti documentali l’autore nel 2008 darà alle stampe il saggio “Fascio e martello”. Il successo pieno gli arrise nel 2010 con “Canale Mussolini”. Libro, con il quale tra i molti riconoscimenti ottenne il Premio Strega. Lavoro di ricerca e analisi sulle città fondate da Benito Mussolini. Possiamo dire che Pennacchi, è stato il cantore dell’incredibile trasformazione dell’Agro pontino. Aggirandosi, per tutta la vita con passione e attenzione, sulle vicende di quella zona un tempo paludosa riuscendo a coglierne i fiori più rigogliosi.

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