Tornano a parlarsi
No ai cellulari in classe, Valditara: “Gli studenti sono a favore, si stanno disintossicando”. A settembre corsi per i prof
Divieto dei cellulari a scuola. In un’intervista pubblicata al Corriere della Sera, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è tornato sulle strategie del governo per limitare al massimo le distrazioni tecnologiche. Obiettivo: tutelare il benessere e le capacità di apprendimento degli studenti. La linea del dicastero sugli smartphone nelle aule non ammette deroghe. Il blocco è totale: coinvolge gli alunni fin dalle scuole primarie e arriva fino alle superiori, escludendo l’uso dei dispositivi anche per le normali attività didattiche.
No ai cellulari in classe, studenti favorevoli
A giustificare una scelta così rigorosa ci sono i dati scientifici. “Le diverse ricerche portano sempre alla stessa conclusione: il cellulare influisce in maniera negativa sull’apprendimento. I problemi si registrano soprattutto su attenzione, memoria e concentrazione, arrivando a intaccare pesantemente persino lo studio della matematica”. Ma la vera notizia è che la reazione alle strette del Ministero da parte dei ragazzi è stata sorprendentemente positiva. “Sì, si stanno accorgendo – ha detto Valditara al quotidiano – che stanno recuperando attenzione ma anche socialità. Senza uno schermo costantemente davanti agli occhi, cambiano in meglio le dinamiche relazionali”. Ricadute importanti anche sulla socialità. “Adesso durante la ricreazione sono tornati a parlarsi, a guardarsi in faccia, a discutere fra loro. Prima ognuno rimaneva curvo sul proprio banco. Si stanno disintossicando”, ha sottolineato il ministro.
Valditara: si stanno finalmente disintossicando, tornano a parlarsi
Spostando l’attenzione sull’uso dei social network, Valditara si è detto favorevole all’iniziativa francese (che punta a vietarne l’accesso ai minori di 15 anni), ricordando che in Italia è già partito l’iter per un disegno di legge bipartisan in Parlamento (presentato dalla senatrice di FdI Lavinia Mennuni insieme alla collega Marianna Madia). Imporre un limite tecnico efficace non è affatto banale. Guardando ai casi esteri il ministro ha osservato: “L’Australia è stato il primo paese al mondo a sperimentare questo divieto. E si è visto che non è difficile aggirarlo. Dovremo studiare bene come fare dal punto di vista tecnologico”. Esiste poi un allarme molto serio che riguarda i meandri più nascosti del web. Serve un’altissima vigilanza da parte degli adulti. “Bisogna tenere sotto controllo il web, soprattutto il dark web. Pericolosissimo. Sono luoghi dove i ragazzi coltivano ed esaltano le loro fragilità. Dobbiamo proteggerli”.
Il ruolo dei docenti e la formazione a settembre
Il supporto degli insegnanti è strategico per gestire questa complessa transizione digitale. “A breve partiranno dei percorsi formativi mirati per i docenti. “Abbiamo organizzato con Indire, l’istituto di ricerca per le politiche formative, corsi di formazione per i docenti che cominceranno a settembre”. Lezioni pratiche serviranno proprio a fornire gli strumenti giusti per educare gli alunni a un “impiego consapevole e non dannoso dei dispositivi”. Dal ministero arriva anche un monito alla responsabilità personale e all’esempio quotidiano. Di fronte a piazze virtuali in cui trionfano maleducazione e toni litigiosi, i docenti sono chiamati a rappresentare un modello di rispetto e gentilezza. Il comportamento online del corpo docente fa la differenza. “È importante la consapevolezza della propria autorevolezza e della dignità del proprio ruolo educativo che richiede di rifuggire sempre da un linguaggio offensivo, violento o volgare”.