Ora c’è la beffa sull’antivirale, Rasi: «600mila dosi di Paxlovid scadranno a dicembre ma non lo usiamo…»

16 Giu 2022 16:44 - di Milena Desanctis
Rasi

«Per qualcosa di sostanzialmente diverso e risolutivo» come terapie contro Covid-19 «dovremmo aspettare ancora un po’. Arriveranno, ma non è imminente. Il bagaglio degli antivirali anti-Covid è abbastanza modesto, sono un’aggiunta importante, ma quel poco che abbiamo non lo usiamo». Lo ha rimarcato Guido Rasi, professore di Microbiologia dell’Università Tor Vergata di Roma e direttore scientifico Consulcesi, ex consulente del commissario all’emergenza Covid-19, generale Francesco Paolo Figliuolo, ospite di Adnkronos Live. «È il caso dell’antivirale in pillola Paxlovid: abbiamo 600mila dosi in frigo che scadranno a dicembre perché ne abbiamo comprato un numero che aveva una sua logica, ma non avevamo un piano per usarlo e soprattutto non abbiamo formato gli operatori».

Rasi: «L’approccio per curare il Covid è cambiato ogni 2-3 mesi»

«L’approccio standard per curare il Covid è cambiato ogni 2-3 mesi – ha proseguito Rasi – e non si è stati capaci, una volta scoperto il miglior approccio, di comunicarlo e formare gli operatori. C’è stata una mancanza di processi standardizzati, un vulnus enorme. Significa avere un sistema di formazione capillare e in pillole, fatto bene e che chiede 8-10 minuti di aggiornamento con alla fine una certificazione». Secondo Rasi, però, «in Italia ci sono medici che sanno usare bene gli antivirali contro il Covid, trattare i pazienti. I centri di eccellenza si vedono subito – ha aggiunto – quello deve essere lo standard immediato per le cure».

Rasi su Omicron 5

Rasi poi si è soffermato su Omicron 5. «Siamo in quella che definirei una fase matura della pandemia – ha detto Rasi – in cui il virus ancora gira in maniera importante e non si può fare una reale previsione dell’evoluzione. Abbiamo un problema: nessun virus ha avuto l’opportunità di girare per il mondo a questa velocità. Quindi, qualsiasi variante si manifesti in una parte del mondo in poche settimane ha la possibilità di diffondersi. E questo non era mai successo. Omicron 5 è un problema serio per l’Italia perché a questi numeri anche una malattia che sembra essere un po’ più leggera delle precedenti può creare un problema: la gente sta male quattro giorni, ma se capita ad un equipaggio di un aereo o in un ufficio le attività si bloccano».

«Ogni previsione a medio termine si è rilevata inattendibile»

C’è il rischio che con Omicron 5 ci sia un rialzo della curva dei contagi fino a 100mila casi al giorno? «È possibile a questo punto – ha avvertito Rasi – e forse è meglio d’estate se è una forma così leggera, potrebbe creare meno danni per alcuni. Ma ogni previsione a medio termine si è rilevata inattendibile, ogni decisione che si è tentata di prendere oltre le 8 settimane ha avuto poca fortuna».

 

 

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