Bimba uccisa a Catania, parla il legale della madre assassina: «Ha agito come se fosse posseduta»

mercoledì 15 Giugno 15:46 - di Greta Paolucci
bimba uccisa

Il quadro indiziario sul caso della bimba uccisa dalla madre nel Catanese si alimenta di nuove acquisizioni. E, contestualmente, la posizione dell’indagata, a cui viene contestata la premeditazione, si aggrava. Martina Patti, spiega il legale, ha agito come se fosse posseduta: si valuta se richiedere una perizia psichiatrica. Anzi, di più. «La signora ha detto di avere ucciso la figlia sul luogo del ritrovamento. E l’arma utilizzata sembrerebbe sia stato un coltello. Nell’interrogatorio ai carabinieri e alla Procura non ha saputo ricostruire cosa accaduto… era come annebbiata», spiega allora Gabriele Celesti, il legale che assiste la donna accusata di omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento del cadavere della piccola figlia Elena. «È chiaro che poi – aggiunge l’avvocato – si possono innescare meccanismi psichici di rimozione perché ovviamente si tende ad allontanare da sé il fatto».

Bimba uccisa a Catania, parla l’avvocato della madre di Elena

«Tecnicamente cercheremo di fare tutto quello che possiamo fare – evidenzia –. Anche per colmare le lacune che ancora ci sono nelle indagini. Il rapporto con l’ex, ricostruisce il penalista, si era concluso da tempo. C’era la figlia che, come può accadere nelle separazioni, può costituire motivo di ripicca. Conflitto. O ricatto, a seconda delle mentalità dei protagonisti», afferma il legale difensore rispondendo ai giornalisti in riferimento al possibile movente del terribile omicidio, aggiungendo però che non sa «se il movente della gelosia sia reale o parziale. Di questo – conclude Celesti – la signora non ha parlato»… Anche perché, in realtà, per parlare Monica Patti ha parlato poco e in modo confuso. Innanzitutto quando, per mettere in atto dei depistaggi e nascondere il delitto, ha simulato il sequestro della bambina da parte di un commando armato. Rapimento smentito dai fatti e dai riscontri che gli inquirenti hanno inanellato da subito.

Cosa è emerso dai drammatici interrogatori

Nel corso degli interrogatori dove, ricostruendo le tappe del delitto, è apparsa – per usare le parole del suo stesso legale – «sconvolta». Come se avesse «agito come se non fosse lei, come se avesse avuto una forza sovrannaturale alla quale non ha potuto resistere e non c’è stato un pensiero che l’ha potuta frenare». Interrogatori «drammatici» nel corso dei quali, sottolinea l’avvocato Celesti, «la donna sta prendendo consapevolezza del fatto». Un caso complesso, agghiacciante, che presenta lacune e coni d’ombra, sui quali si sta valutando l’ipotesi di richiesta di una perizia psichiatrica. «Noi faremo accertamenti del caso con uno specialista – ha anticipato l’avvocato – per vedere se ci sono rilievi di profilo psichiatrico che possono avere influito sul fatto. Ma una valutazione su questo oggi è prematura».

Bimba uccisa a Catania: cosa contesta la Procura all’indagata e i riscontri d’indagine

Mentre sembra abbastanza circostanziata la formulazione dei capi d’accusa sulla premeditazione contestata dalla Procura. Alla quale il legale di Martina Patti ha sottolineato che «è un’ipotesi investigativa che, a mio avviso, si abbina al movente che è ancora in fase di accertamento». Eppure, il corpicino della piccola Elena era lì, a neanche duecento metri, in un campo incolto in via Turati, sepolto “alla meglio”. Coperto da cinque sacchi, con le ferite dei sette colpi inferti dalla madre sul collo e nella schiena. La confessione di quanto compiuto sarebbe stata senza parole di pentimento. Senza lacrime. «L’ho uccisa io», ha confessato Martina Patti. E poco altro: «Ricordo soltanto il coltello, ma non ricordo altro, non ero in me, non ero io».

Cosa spiega l’accusa di omicidio premeditato

A questo punto, se sia stato un raptus omicidiario, un delitto d’impeto, oppure no, lo stabiliranno le indagini. Ma gli inquirenti, al momento, non sembrano avere dubbi: l’accusa è di omicidio premeditato aggravato. Anche perché la storia del rapimento è apparsa da subito ben pianificata, per quanto inverosimile. Inoltre, le indagini hanno riscontrato che la giovane donna si sarebbe procurata, o comunque aveva a disposizione, l’occorrente per la sepoltura: una pala e una zappa

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