La Disney si inchina al gender fluid, la manager: “Inserisco contenuti omo ovunque e addestro il personale”

giovedì 31 Marzo 9:27 - di Gabriele Alberti
Disney gender fluid

La svolta gender fluid della Disney non ha tardato ad arrivare dopo il liscio e busso delle comunità Lgbt Usa all’amministeratore delegato della grande industria dell’intrattenimento. Reo di non avere protestato ufficialmente contro la legge della Florida che proibisce di tenere lezioni  sull’identità di genere dalla scuola materna alle elementari. Al grande parco Disney di Orlando lavorano 80.000 persone e tra i dipendenti Lgbtq o semplicemente dem  aveva iniziato a serpeggiare il malcontento contro il ceo, Bob Chapek, colpevole di non aver protestato contro il governatore della Florida, repubblicano. Ma l’ad  è immediatamente rientrato nei ranghi. Più che le protsta valgono i fatti e lui si è subito adeguato, come racconta la Verità. Intanto, il primo fatto è l’avallo al bacio gay in Toy Story: l’astronauta Buzz Lightyear è ufficialmente gay o almento bisex.

Disney, la manager: “Ho addestrato il personale a eliminare le differenze”

Secondo fatto:   «Non c’è più un cartello, una frase registrata, un’indicazione sulle porte dei bagni che ricordi le differenze sessuali», ha annunciato Vivian Ware, la manager all’Inclusione. La dirigente – leggiamo- “ha spiegato come il personale di Disneyland e Disneyworld sia stato addestrato appositamente per «eliminare dal vocabolario ragazzo e ragazza, bambino e bambina»”. La manager ha spiegato: “Inserisco contenuti omo un po’ ovunque“.  Quanto a Toy Story, la rivelazione arriva dopo quattro film d’animazione, una serie di corti, all’insegna del motto: «verso l’infinito e oltre!». Ebbene, la major americana ha portato un bacio gay sulle scene del suo ultimo film “Lightyear. La vera storia di Buzz”, film dedicato alla ricostruzione della vita del mitico “Buzz Lightyear”.

Toy Story, il bacio omosessuale reintrodotto nel film

Quella scena, inizialmente rimossa dopo le prime polemiche è infine entrata nella sceneggiatura finale dell’opera firmata Disney. Che, nell’immaginario collettivo delle persone, è da sempre il più grande distributore di film “per bambini” e per ragazzi. La scena oggetto di censura era tra Hawthorne, personaggio e un’altra donna. La relazione in sé tra i due personaggi non è mai stata messa in discussione, ma un bacio tra le due era stato rimosso. Prima di fare marcia indietro sulla scena del bacio omo. In Italia questa variazione sul tema sessuale ha suscitato le ire di varie associazioni di famiglie, dato il target di pubblico cui si rivolge il film. I figli più piccoli, in qualche modo, potrebbero “fraintendere” i messaggi troppo invasivamenti introdotti in ossequio al Pensiero unico. Pro Vita & Famiglia ha raccolto 12.000 firme, in aumento di giorno in giorno, che indirezzeranno al responsabile della Disney, Daniel Frigo. Il portavoce Jacopo Coghe ha spiegato: «Sono migliaia i genitori scioccati dalla Disney. Vogliamo far sapere all’azienda americana il malcontento di tanti genitori che non rimangono in silenzio davanti alla strategia Lgbtq, tesa a indottrinare i loro figli. Crediamo che non sia corretto usare i cartoni animati per influenzare la mentalità dei bambini su argomenti che potrebbero traumatizzarli e confonderli».

Il manager DtA: “Abbiamo implementato un’agenda gay”

Sono due lingue ormai inconciliabili. Alla Disney infatti vanno per la loro strada gender fluid in stadio avanzato: ” Lo ha confermato in una riunione fra manager, organizzata proprio per contrastare la legge della Florida, il produttore esecutivo della Dta – Disney Television Animation – Latoya Reveneau. Che ha candidamente dichiarato: «Quando arrivai in azienda ero convinta che fosse un luogo omofobo, invece ho dovuto cambiare idea. Da tempo ho implementato un’agenda gay per niente segreta da inserire negli spettacoli che produco». Ha raccontato di  «aggiungere stranezze ovunque potessi, come due persone dello stesso sesso che si baciano» nelle animazioni per bambini come La Famiglia Proud. La presidente della Disney Corporate, Karey Burke, ha recentemente spiegato che la sua esperienza di madre «di un bambino trans e uno pansessuale» l’ha aiutata a capire che non ci sono abbastanza personaggi queer nei film Disney. Che dire?
Si pensa di lasciare i piccoli davanti alla tv serenamente, quando per la sensibilità maggioritaria invece diventa un problema la “catechizzazione” del pensiero unico e del politicamente corretto. Ai propri figli, fino a prova contraria, saranno pure i genitori a dover decidere tempi, luoghi e modi educativi. Senza subire i danni collateriali dei diritti di minoranze.

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