Gruppo Misto, l’Armata Brancaleone dei 114: per paura del voto scelgono il Cav. Ecco chi sono

sabato 18 Dicembre 10:50 - di Chiara Volpi
Gruppo Misto

Gruppo Misto, l’Armata Brancaleone dei 114 si sentono al bivio. E tra ex democristiani doc e grillini alla sbaraglio. Terrorizzati dal voto e alle prese con il “toto Quirinale” sarebbero in buona parte decisi a optare per Berlusconi al colle e Draghi solidamente al comando di Palazzo Chigi… Gruppo misto, piatto ricco e mi ci ficco. Quello attuale è l’ensemble parlamentare più numeroso della storia della Repubblica. Lo dicono i numeri: 66 deputati e 48 senatori: 114 in totale, che lo rendono il quarto organico in Aula che, per varietà e quantità, i media si sbizzarriscono a ribattezzare nei più svariati modi. Da “partitone centrista” a “ultima legione”. Passando per un classico “mucchio selvaggio”. Peones che, nel loro raccogliere le istanze e le rappresentanze politiche più variegate, contribuiscono a dare scosse al governo. Non sempre rigeneratrici di nuova energia: ma che sicuramente alimentano una fonte di energia alternativa in grado di condizionare scelte e riformulazioni delle proposte.

Gruppo Misto, e chi sono e quanti sono

E non solo perché, a fronte dell’ipotesi elezioni, tutti i suoi componenti, al cospetto dell’esame delle urne, si ritroveranno alle prese con la concreta eventualità di trovarsi un lavoro fuori dal Parlamento. Ma anche perché, come dimostrato dall’ormai arcinoto Ciampolillo – simbolo dell’ago della bilancia in mano al Gruppo Misto – tutti insieme, e individualmente, in queste ultime settimane l’Armata Brancaleone dei 114 vive ormai quotidianamente la vibrante preoccupazione scatenata dal “toto Quirinale”. Dalla possibilità che Draghi possa trasferirsi al Colle e traslocare da Palazzo Chigi, lasciando vuota la poltrona della presidenza del Consiglio. Con tutto l’ovvio corollario di elezioni, rimpasti e rimpiazzi che non significherebbero solo una loro – ennesima – ricompattazione nel segno del restyling.

Tensione alle stelle nel Gruppo Misto

Una ristrutturazione che provoca ansia all’interno del Gruppo Misto. Perché, come detto in apertura, e ribadito dal Corriere della sera in un divertente ed esaustivo articolo-pamphlet: «Qualche telefonata, chiacchiere di corridoio, un paio di caffè nei bar dove fanno flanella: li vedi che fiutano l’aria, che cercano di capire su che scena stanno per finire». Tutti, eccettuato forse il già citato Ciampolillo che, come dimostrato in passato, resta nell’ombra e poi decide all’ultimo (come nel caso del voto sul Conte ter, finito poi alla Var parlamentare). Poi c’è Maurizio Lupi, capitano di lungo corso, che il quotidiano di via Solferino descrive come intento a «brigare da giorni» in vista di «possibilità di accordi che agli altri sfuggono».

Tra ex democristiani doc e grillini alla sbaraglio

Insieme a loro svetta la figura di Bruno Tabacci, che a Palazzo Chigi riveste il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Governo Draghi. Democristiano della prima ora, e esperto stratega di sempre, per tutti – specie quelli più in ansia – in queste settimane convulse di trattative e incognite rappresenta un punto di riferimento. Una fonte di consigli e informazioni. E allora, tra i più turbati dal flusso di annunci e smentite. Notizie e contro-informazioni, secondo il Corsera ci sarebbe il deput-attore 45enne Nicola Acunzo, già fuoriuscito grillino e interprete della serie Rai Il commissario Ricciardi. Come voterà quando arriverà il momento? E a tal proposito, come si porrà il gruppo nel Gruppo (Misto) di Alternativa c’è – 13 deputati e 6 senatori orientati sulle coordinate di Di Battista – quando si tratterà di schierarsi e decidere? Con lui: anche Raphael Raduzzi. Alvise Maniero. Sara Cunial, la deputata che pretendeva di entrare alla Camera senza Green Pass

Toto Quirinale e elezioni in vista: ecco che ne pensano all’interno del Gruppo Misto

«Bisogna ammettere che siamo un gruppone piuttosto variegato», sottolinea al Corriere l’ex pentastellato Mario Michele Giarrusso (che adesso sta con Italexit). Per intenderci, il grillino della prima ora protagonista di una incrudelita querelle con Renzi: fu colui che mimò il gesto delle manette ai polsi i genitori di Matteo Renzi agli arresti domiciliari. Al quale il leader di Italia Viva rispose via radio da La Zanzara su Radio24, non meno veementemente che «Sarebbe da impiccare»… Un fritto misto speziato al peperoncino, a cui si guarda sempre quanto l’aria ribolle e la temperatura è al massimo. Intanto, a giudicare da dichiarazioni e commenti, l’aria che tira, tra agitazione e scompiglio, indica una tensione che taglia con il coltello. Ma è possibile intravedere una schiarita su un fronte: Berlusconi al Quirinale. E Draghi ancora di presidio a Palazzo Chigi. Anche se ancora non si può acclararlo definitivamente. E sempre che la variabile Ciampolillo non faccia saltare i conti

 

 

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