Letta, la mossa disperata per “incollare” Mattarella al Quirinale e mettere Berlusconi fuori gioco

giovedì 25 Novembre 9:15 - di Gabriele Alberti
Letta Quirinale

Letta è disperato e vuole blindare Sergio Mattarella al Quirinale. Il diniengo del Capo dello Stato a rimanere al Colle, più volte reiterato  sta inguaiando il Pd. Che si aggrappa alla rielezione di Sergio Mattarella come una sorta di ultima spiaggia. Per porre le premesse a un secondo mandato nei giorni scorsi  i dem hanno presentato un disegno di legge per cambiare l’articolo 85 della Costituzione, introducendo l’impossibilità di rielezione del capo dello Stato; e cancellare dall’articolo 88 la disposizione che prevede il “semestre bianco”: ossia il divieto al presidente della repubblica di sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del proprio mandato. L’unica garanzia di avere un uomo Pd al Colle è buttare tutte le fiches sulla  permandenza di Mattarella. Con Draghi insediato saldamente a Palazzo Chigi.

Letta, la mossa disperata: una norma per il Mattarella bis al Quirinale

Un tentativo disperato. “Che si tratti di un atto importante lo confermano le due firme sulla proposta: quella del senatore cagliaritano Luigi Zanda, che fu cossighiano, poi prodiano, quindi franceschiano, tesoriere del partito con Nicola Zingaretti e adesso, ovviamente, è vicino a Letta:«uomo per tutte le nostre stagioni», tagliano corto al Nazareno;  e quella del fiorentino Dario Parrini, presidente della commissione Affari Costituzionali, arrivato in parlamento con Matteo Renzi e oggi, pure lui, allineato al segretario. Due che contano nelle gerarchie del Nazareno”, ragiona Libero.

Letta nella palude grillina, non si fida del voto segreto per Draghi

Qual è il senso di questo disegno di legge? Come si sa Mattarella non vuole per sé un secondo mandato: sarebbe il secondo capo dello Stato consecutivo a essere rieletto e rendere il “bis” da eccezione a una sorta di “regola non scritta” trasformerebbe ogni presidente della Repubblica sarebbe il principale candidato alla propria successione. Per questo ha ricordato i precedenti di  Giovanni Leone ed Antonio Segni che avevano chiesto «la non rieleggibilità del presidente della repubblica, con l’eliminazione del semestre bianco».

Quirinale, l’amo lanciato da Berlusconi ai grillini turba Letta

Del resto Letta è disperato. Per la prima volta il Pd non ha i numeri per candidare un suo uomo al Quirinale. I cinquetelle di Conte sono inaffidabili più che mai; e quello che potrebbero combinare con il voto segreto Dio solo lo sa. Il loro leader Giuseppe Conte non appare in grado di gestirli, tra un penultimatum e l’altro. “Gli apprezzamenti con cui una parte dei Cinque stelle ha colto l’amo lanciato da Silvio Berlusconi, novello paladino del reddito di cittadinanza, ha aumentato i dubbi di Letta”. Per cui c’è il dubbio che se Draghi si candidasse al Colle, poi  i franchi tiratori grillini potrebbero non votarlo e affossarlo. Attualmente i rapporti tra Cinque stelle e  Pd sono tesi come dimostra la rissa per il ruolo di relatore della manovra. Non solo, ma anche  l’entrata degli eurodeputati del M5S nel gruppo dei socialisti Ue , dove alloggia il Pd, è congelata: l’idea di finire alla corte degli eredi di Antonio Gramsci non scalda i cuori.

La partita della legislatura è agli sgoccioli

E all’orizzonte Letta vede stagliarsi la candidatura di Berlusconi in modo sempre più netto e temibile. “Letta non sembra avere una strategia per contrastare il temuto accordo tra il centrodestra e i renziani, sul nome del Cavaliere o un altro”, leggiamo sul retroscena di Libero. La situazione attuale vede Letta convinto che solo una strada – ossia lo status quo – può garantire lui e il Pd: Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale. Logico che stia scommettendo tutto sulla rimozione di quegli impedimenti addotti da  Mattarella. La proposta Zanda-Parrini determinerebbe che “anche se l’incarico fosse rinnovato, non si creerebbe alcuna “regola del secondo mandato”:  perché è pronta la riforma che lo impedirebbe. A partire dal presidente che verrà dopo, s’ intende”. «Se il Cavaliere riuscisse a compattare il centrodestra sul suo nome, incastrando Salvini e Meloni, nel segreto dell’urna potrebbe iniziare uno smottamento impensabile dalle nostre file e persino da quelle grilline, in cambio di una assicurazione sulla durata della legislatura»: è il pensiero di un dem di lungo corso intercettato dal Giornale.

Arroccamento disperato

E’ la carta della disperazione: come quando a partita persa, un allenatore di calcio mette dentro quattro attaccanti quando mancano 5 minuti dal fischio finale. Fuor di metafora, la legislatura è comunque agli sgoccioli; “e riscrivere la Costituzione richiede una procedura lunga. È chiaro che il ricorso a Mattarella sarebbe l’ultima spiaggia, la conferma che il Pd e il suo segretario, incapaci di gestire la partita, sono stati costretti ad arroccarsi”. C’è un solo interrogativo: Mattarella. Ma per sapere come andrà a finire si dovrà attendere il discorso di fine anno. Letta deve penare ancora.

 

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