Crisanti gela la Gruber: “Ha ragione la Meloni, sbagliato il lockdown ai non vaccinati” (video)

giovedì 18 Novembre 14:52 - di Monica Pucci

Il professor Andrea Crisanti, ospite di “Otto e mezzo” ieri sera, su La7, gela Lilli Gruber che in studio gli chiede cosa ne pensi del no di Giorgia Meloni a un lockdown per i non vaccinati: “Per una volta sono d’accordo con Giorgia Meloni, è assurdo imporre un divieto a chi nin vuole vaccinarsi, è molto più facile obbligare all’uso delle mascherine FFP2”. Parole che lasciano la conduttrice esterrefatta, quasi in bambola, fino a quando non si riprende la linea per darla ad altri ospiti, come da video in basso. Parole, quelle di Crisani, ribadite oggi, sempre su La7, a “L’aria che tira“.

Crisanti d’accordo con la Meloni: no al lockdown solo per i No vax

“Questa caccia alle streghe sui No vax distoglie dall’obiettivo principale, perché in Inghilterra si è vaccinato il 74% della popolazione e hanno 40mila casi al giorno”, mentre “l’Irlanda dove si è vaccinato il 93% della popolazione con età superiore a 18 anni, con una media dell’84%, in questo momento è la nazione che ha più contagi al mondo: c’è qualcosa che non capiamo e bisogna metterselo in testa”, dice a ‘L’Aria che tira’ su La7 il virologo Andrea Crisanti, direttore dei dipartimenti di microbiologia e virologia dell’università di Padova.

“I No vax – ammonisce – non devono essere la foglia di fico per coprire errori di strategia e di decisioni. Non è stata fatta nessuna analisi per capire quali erano i vaccini che davano più protezione. Si è fatto questo miscuglio e non si capisce se Moderna dà più protezione di AstraZeneca o Pfizer. E questa – afferma Crisanti – era una cosa che si sarebbe potuta tranquillamente fare e non è stata fatta. Avendo fatto questo miscuglio incredibile in cui” per esempio “c’è chi ha fatto AstraZeneca, chi ha fatto Moderna, chi ha fatto il mix delle due dosi, è chiaro che c’è un impatto sulla protezione: non sappiamo qual è il livello di protezione della popolazione”.

Le critiche dell’immunologo al governo

“Ora la priorità è fare le terze dosi e noi abbiamo il problema di farne 45 milioni in pochi mesi”, aggiunge il direttore dei dipartimenti di microbiologia e virologia dell’università di Padova.

“E’ già da un mese che il governo inglese ha deciso di accelerare sulle terze dosi. Del resto – ricorda – è da giugno che sappiamo che c’è bisogno della terza dose. Israele aveva 10mila casi al giorno a fine giugno, era evidente che andava fatta la terza dose ed era dimostrato già a luglio che la terza dose ripristinava l’immunità”. Ma, attacca Crisanti, “l’Italia ha questo atteggiamento così provinciale che pensa di essere migliore, che pensa di essere diversa, non riesce a vedere quello che succede dall’altra parte del mondo”.

“Pensavano che in Italia sarebbe stata una cosa diversa. Ma noi – sottolinea – abbiamo fatto tutte le immunizzazioni tra aprile e fine luglio, era chiaro che avevamo 4 mesi di vantaggio. Non ci voleva un genio per capire che eravamo protetti perché ci siamo immunizzati più tardi”.

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