Scollature e minigonne vietate? Bufera sul sindaco di Terni che dice: «Non torno indietro»

venerdì 29 Ottobre 16:09 - di Eugenio Battisti

Divieto di scollature e minigonne? È bufera sul sindaco leghista di Terni, Leonardo Latini, per un’ordinanza antiprostituzione. Nella quale si fa “divieto a chiunque di mantenere un abbigliamento indecoroso o indecente. Ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione“.

Prostituzione, bufera sul sindaco di Terni

È  uno dei passaggi finiti nel mirino dell’opposizione comunale, consiglieri grillini in prima linea. Che accusano il primo cittadino del Carroccio di oscurantismo. “Non siamo in Afghanistan sotto il regime talebano ma in Umbria”, dice parlamentare 5Stelle Emma Pavanelli. Che punta l’indice contro l’ordinanza che vieta abbigliamenti provocanti pena l’equiparazione a prostitute”. E attacca le soluzioni della Lega ‘grottesche e offensive”. Se il sindaco vuole eliminare la prostituzione vietando minigonne e scollature – incalzano i 5Stelle -” siamo a un livello medioevale, omocentrico e privo di idee”.

Latini: polemiche strumentali, nessun divieto

Il sindaco non ci sta e respinge al mittente le accuse ‘strumentali’. Di avversari che fingono di non capire. “Nessun divieto di “minigonne o scollature”, si difende. “Ma solo l’intenzione di fornire alle forze dell’ordine uno strumento per intervenire. E impedire fenomeni odiosi come lo sfruttamento della prostituzione”. Poi si dice sorpreso per le polemiche scoppiate fuori tempo. “L’ordinanza era stata già adottata nel mese di luglio. E  fu oggetto di una proroga. In seguito ad alcune segnalazioni e al Comitato per l’ordine e sicurezza è stata emanata questa ordinanza l’1 ottobre scorso”.

Analoghe ordinanze anche a sinistra

E ancora: “Ci sono ordinanze analoghe in comuni di centrosinistra e centrodestra. Se scoppia la polemica in un comune della Lega e non in un comune del Pd mi viene da pensare che ci sia un elemento di strumentalità”.

Nessuna censura, insiste il sindaco di Terni che non ha nessuna intenzione di ritirare l’ordinanza. “Che va letta nel suo complesso. Nessuno ha evidenziato che si colpiscono soprattutto i comportamenti dei clienti. Nessuno intende vietare minigonne o scollature nel modo più assoluto. Non si tratta di vietare tipologie di abbigliamento. Ognuno è libero di vestirsi come ritiene“.

“Non la ritiro. Nessuna offesa alle donne”

Indietro non si torna. “Nessun ritiro. L’ordinanza è stata concordata nei tavoli tecnici e in raccordo con le forze dell’ordine”, spiega il primo cittadino. “Non capisco come questa ordinanza possa ledere la dignità della donna. Va a tutela della donna nel momento in cui si vuole contrastare lo sfruttamento della prostituzione”.

Ma c’è da scommetterci che non finirà qui. Il Comitato per i diritti civili delle prostitute ha già annunciato l’intenzione di impugnare l’ordinanza. “Indecente e al limite della costituzionalità”, tuona Pia Covre del Comitato.

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