Intervista al Secolo d'Italia
L’Aquila Capitale della Cultura: «Turisti da tutta Europa e una Perdonanza che lascerà il segno». Parla Biondi
Politica - di Giovanna Ianniello - 26 Luglio 2026 alle 09:12
Sindaco Biondi, qual è il bilancio di questi primi sei mesi dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026?
Il bilancio di questa prima parte dell’anno è estremamente positivo, non soltanto per la qualità e la quantità degli appuntamenti realizzati, ma soprattutto per la risposta della città. L’Aquila sta vivendo il titolo con partecipazione e consapevolezza, dimostrando che essere Capitale italiana della Cultura significa molto più di un cartellone di circa 300 eventi: è un progetto di trasformazione urbana, sociale ed economica.
Eventi di altissimo richiamo culturale e nomi illustri tra i partecipanti…
Abbiamo aperto l’anno alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro della Cultura Alessandro Giuli e, da allora, la città ha accolto protagonisti della cultura italiana e internazionale, linguaggi artistici diversi e produzioni nate appositamente per L’Aquila. Penso alla grande mostra “Aftershock” di Ai Weiwei al MAXXI, a quella sull’architettura in Abruzzo tra gli anni Trenta e Sessanta, alle performance di Liu Bolin nei luoghi simbolo dell’Abruzzo, alla parata partecipata di Marinella Senatore, alla prima assoluta della “Missa Pro Pace” diretta da Nicola Piovani, al ritorno dopo quattro secoli della Visitazione di Raffaello, esposta al MuNDA insieme all’Ecce Homo di Antonello da Messina, alla riapertura del Teatro San Filippo, restituito alla città dopo un lungo recupero e diventato fin da subito uno dei luoghi simbolo di questo anno di Capitale italiana della Cultura. Sono appuntamenti di altissimo profilo, ma la vera forza del programma è la capacità di tenere insieme grandi eventi, istituzioni culturali, associazioni, ricerca, formazione e partecipazione popolare.
Che risposta sta ricevendo dal territorio?
I risultati si vedono anche sul piano turistico. La voce concreta degli operatori del centro storico fotografa la realtà: ristoratori, commercianti e albergatori parlano di presenze in forte aumento, di un pubblico sempre più internazionale e di strutture ricettive che, soprattutto nei fine settimana, registrano il tutto esaurito. È importante anche il cambiamento nella composizione dei flussi: non soltanto visitatori di prossimità, ma turisti inglesi, tedeschi, francesi e provenienti da altre parti d’Europa, attratti dalla cultura, dalla montagna, dalla storia e dalla possibilità di inserire L’Aquila in itinerari più ampi.
Quindi il binomio cultura-turismo è reale….
Certo. Si tratta di un fenomeno coerente con un dato nazionale: secondo il rapporto richiamato dal Sole 24 Ore, la cultura continua a rappresentare uno dei principali motori del turismo italiano, anche se i grandi flussi si concentrano ancora in una quota limitata di comuni. La sfida dell’Aquila è dimostrare che una città media dell’Appennino può conquistare una propria centralità attraverso un’offerta culturale riconoscibile e di qualità.
Che estate si aspetta?
Mi aspetto un’estate molto intensa. I Cantieri dell’Immaginario hanno già mostrato una partecipazione straordinaria, da Roberto Bolle a Piovani, e ci avviciniamo alla Perdonanza Celestiniana, al Jazz italiano per le Terre del Sisma, alla mostra dedicata a Fabio Mauri, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, e agli altri grandi appuntamenti della seconda parte dell’anno.
Tra gli eventi più importanti in programma c’è sicuramente la festa per eccellenza all’Aquila: la Perdonanza Celestiniana, che si celebrerà dal 23 al 30 agosto. Come sarà questa edizione 2026?
La Perdonanza Celestiniana rappresenta il momento più alto dell’identità dell’Aquila. È la nostra festa più importante, patrimonio immateriale dell’Unesco e messaggio universale di pace, riconciliazione e speranza che oggi appare più attuale che mai. Quest’anno assume un significato ancora più speciale perché si inserisce nel programma di Capitale italiana della Cultura e ne rappresenterà il momento culminante. Sarà una Perdonanza capace di unire la profondità del rito religioso con una proposta culturale e artistica di altissimo livello. La presenza già annunciata di Geolier conferma la capacità della Perdonanza di attrarre artisti molto amati dal grande pubblico. Come avvenuto negli ultimi anni, il palco allestito davanti alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio ospiterà grandi protagonisti della musica e dello spettacolo in uno scenario unico, senza mai perdere di vista il cuore autentico della manifestazione: il Corteo della Bolla, l’apertura della Porta Santa e il messaggio universale di Celestino V.
Che messaggio vuole lanciare ai cittadini per invitarli a partecipare?
Il mio invito agli aquilani è quello di viverla ancora da protagonisti, come hanno già fatto in questi anni regalandoci immagini e emozioni mai registrate prima. Semplicità, sobrietà, qualità degli spettacoli e partecipazione della gente sono stati le chiavi delle ultime edizioni cui abbiamo lavorato sin dal nostro insediamento come amministrazione. Grazie al maestro Leonardo De Amicis che ha curato la direzione artistica, credo che sia stato recuperato il rapporto tra la città e l’evento, nel senso che gli aquilani si sono sentiti davvero i protagonisti della Perdonanza. Senza trascurare, comunque, la presenza di artisti di fama internazionale, molti dei quali, attraverso i social, hanno testimoniato il loro apprezzamento nei confronti di un palcoscenico unico ai piedi della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, un’immagine che ha fatto il giro del mondo.
Oltre agli eventi, la forza dell’Aquila sono gli aquilani?
Se in questi anni abbiamo dimostrato di saper accogliere il mondo, adesso abbiamo l’occasione di mostrare al mondo ciò che siamo davvero. Sono convinto che chi verrà all’Aquila per assistere a un concerto o a uno spettacolo scoprirà anche il significato più profondo della Perdonanza e porterà con sé l’immagine di una città che ha saputo trasformare la propria storia in un messaggio universale. È questo il lascito più importante che vogliamo consegnare nell’anno della Capitale italiana della Cultura.
L’Aquila è per tutti un modello vincente di ricostruzione dopo il sisma del 2009. Può diventare anche un modello di rilancio delle aree interne attraverso la cultura?
È esattamente questa la sfida che abbiamo posto alla base della candidatura. Non abbiamo immaginato L’Aquila Capitale della Cultura come il riconoscimento assegnato a una sola città, ma come un progetto territoriale, riassunto nel claim “Un territorio, mille capitali”. L’Aquila è il capoluogo, ma il programma coinvolge i comuni del cratere e le comunità dell’Appennino centrale, secondo un modello policentrico che prova a superare la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia. È un modello che guarda oltre i confini amministrativi e dialoga con le altre realtà dell’Appennino centrale. Penso, ad esempio, al percorso avviato con Rieti, con cui condividiamo la convinzione che le aree interne possano tornare protagoniste facendo rete e mettendo a sistema cultura, turismo, ambiente, ricerca e innovazione. Il programma comprende oltre 300 eventi in più di 300 giorni e nasce con l’obiettivo di considerare la cultura come un’infrastruttura per il benessere, la coesione, l’innovazione e l’attrattività delle aree interne.
Una ricostruzione che ha riguardato anche il patrimonio culturale e sociale del territorio
La ricostruzione materiale è stata indispensabile e ha restituito alla città palazzi, chiese, piazze e luoghi della cultura. Ora dobbiamo fare in modo che quegli spazi siano vissuti, producano relazioni, lavoro, conoscenza e nuove opportunità. La cultura è decisiva perché può generare economie senza snaturare i territori, valorizzando ciò che essi possiedono di più autentico: il paesaggio, la storia, i saperi, le tradizioni e la qualità delle comunità. Lo stiamo facendo anche attraverso investimenti concreti. Abbiamo appena approvato un bando da oltre 1,2 milioni di euro per progetti ed eventi culturali diffusi nelle frazioni e nei comuni del cratere. È una scelta politica precisa: non concentrare tutto nel centro storico dell’Aquila, ma portare produzione culturale, artisti, visitatori e opportunità nei borghi e nei territori più fragili.
Secondo i dati pubblicati recentemente dal Sole 24 Ore, il suo consenso tra i cittadini aquilani cresce e lei oggi è il sesto sindaco più amato d’Italia. Come si raggiungono questi risultati?
Accolgo questo risultato con gratitudine, ma anche con grande senso di responsabilità. Il Governance Poll del Sole 24 Ore mi colloca al sesto posto nazionale, con una crescita di 6,6 punti rispetto al risultato elettorale. Per me è particolarmente significativo che la fiducia aumenti al nono anno di amministrazione, perché normalmente il tempo consuma il rapporto tra cittadini e istituzioni. Evidentemente gli aquilani riconoscono la coerenza di un percorso, pur sapendo che esistono ancora problemi da risolvere e che ogni risultato deve essere continuamente riconquistato. Credo che il consenso si costruisca mantenendo gli impegni, assumendosi la responsabilità delle decisioni e restando ancorati agli interessi della città. In questi anni abbiamo dovuto governare una fase complessa: accelerare la ricostruzione, riportare vita nel centro storico, risanare i conti, investire su scuole, impianti sportivi, mobilità e servizi, restituire autorevolezza all’Aquila e prepararci alla sfida di Capitale italiana della Cultura. I cittadini hanno compreso la direzione chiara e la visione di questa amministrazione.
Quali sono le tre priorità di Pierluigi Biondi sindaco dell’Aquila?
Le mie tre priorità sono strettamente collegate. La prima è consolidare il rilancio dell’Aquila, facendo in modo che la ricostruzione continui a produrre sviluppo, qualità urbana e nuove opportunità. La seconda è investire sul futuro della città: lavoro, università, ricerca, innovazione, cultura, turismo e servizi devono diventare i pilastri di una crescita stabile, capace di trattenere giovani e attrarre nuovi investimenti. La terza è rafforzare il ruolo dell’Aquila come capoluogo dell’Abruzzo interno e punto di riferimento dell’Appennino centrale, difendendo i servizi essenziali e costruendo una rete sempre più forte con i territori che condividono le stesse sfide. Capitale italiana della Cultura rappresenta una tappa fondamentale di questo percorso, ma il nostro obiettivo è fare in modo che il 2026 lasci un’eredità permanente.