“Il futuro dell’umanità passa dalla famiglia”. La prefazione del Cardinale Re al libro “La forza dell’amore”

martedì 26 Ottobre 18:43 - di Redazione

Pubblichiamo la sinossi e la prefazione, firmata dal cardinale Giovanni Battista Re, del libro “La forza dell’amore. Storia di una mamma che combatte senza fare la guerra“(Guida Editori, pp.128, 10 E.), di Luca Maurelli.

Una famiglia è un universo di emozioni, sensibilità, caratteri, ambizioni, progetti, talvolta anche contrastanti, un bosco di vegetazione fitta e intricata nella quale può accadere di perdersi o di cadere per un imprevisto, un’incomprensione, una trappola della vita. Come accade nella famiglia di Annamaria, quando tra uomini lanciati verso il successo professionale e politico entra la tragedia di una malattia, che lascia indietro uno di loro, lo rallenta, rischia di metterlo ai margini. La storia vera di Annamaria è quella di una mamma normale che assume involontariamente i tratti dell’eroina straordinaria che combatte la sua battaglia silenziosa: tenere unita la sua famiglia trasformando la vita di un figlio disabile nell’energia vitale che muove e scuote il resto del gruppo. La vita di mamma Annamaria, in questo libro, diventa un gioco di contrasti tra leggerezza e forza, malinconia e speranza, guerra contro il buio del dolore del figlio più amato e pacificazione dello spirito quando dall’oscurità della malattia filtrano lampi di luce, intelligenza, gratitudine. E lei è lì, al centro di tutto, a raccogliere cocci e speranze.

La prefazione del Cardinale Re a “La forza dell’amore”

“La forza indomita di una madre affettuosa diventa sorgente di energie e vigore vitale dell’intera famiglia, per cui, anche quando questa viene colpita da una dura prova, rimane un nido caldo di affetti in cui tutti i membri restano strettamente uniti, uno per tutti e tutti per uno.

E’ questo il convincimento che rimase in me dopo il mio primo incontro a cena in casa Pedrizzi molti anni fa.

La famiglia era al completo. Mamma Annamaria, elegante nel suo vestito, era tutta premurosa di mettere l’ospite a suo agio e nel contempo  attenta a quanto veniva portato in tavola. Il Capo famiglia, diventato da poco tempo Senatore dopo essere stato Direttore di Banca in diverse città, aveva la testa piena di idee e di possibili iniziative. I primi due figli, Giuseppe e Stefano, si presentavano come giovani brillanti e già ben inseriti nella loro professione, in cui  faranno poi grande carriera.

C’era anche il terzo figlio, Roberto, steso a pancia sotto nel suo speciale lettino, con la faccia in giù che continuamente alzava ruotando gli occhi, sempre sorridendo e contento. Un’onda di affetto da parte di tutti, genitori e fratelli, si riversava su di lui in una atmosfera di serenità e di gioia, che gli faceva sentire di essere al centro della famiglia.

Ho letto con interesse le pagine di Luca Maurelli e con particolare  apprezzamento  quelle riguardanti Roberto, che all’età di sei anni è stato colpito da “distonia idiopatica progressiva”, un disturbo motorio di carattere neurologico molto raro e inspiegabile nelle sue origini. Questa sindrome ha portato Roberto nelle cliniche e nei centri di cura più specializzati e rinomati in Italia, in Svizzera e in Francia, incontrando gli specialisti più famosi, ma senza ottenere grandi risultati. Ogni volta la mamma preparava Roberto, spiegandogli che poteva servire a migliorare la sua condizione.

Col progresso che la medicina ha fatto nel frattempo, presso l’Ospedale Policlinico Agostino Gemelli a Roma c’era la possibilità del “Deep Brain Stimulation”, l’impianto chirurgico di elettrocateteri nelle aree del cervello deputate al controllo dei movimenti, collegati con un dispositivo medico, simile a una pacemaker cardiaco.

La decisione di tentare questa delicata operazione fu presa insieme dall’intera famiglia. Mamma Annamaria preparò Roberto, parlandogli di un possibile delicato intervento alla testa  per migliorare i suoi movimenti e la sua postura. Lui sorrise e poi accettò volentieri il rischio di questa ennesima operazione che poteva migliorare la qualità della sua vita.

Fu un calvario, perché contemporaneamente si verificarono complicazioni, ma finalmente ora Roberto, 39 anni, oggi può andare in giro in posizione eretta sulla sedia a rotelle. Per la famiglia è stata una gioia grande che egli abbia potuto abbandonare la postura distesa, col volto in giù.  Merito più che dei progressi della tecnica e della medicina, di una famiglia incomparabilmente unita e solidale, con grande spirito di squadra, salda nei valori e sostenuta da una fede incrollabile.

“L’architrave della famiglia”  è mamma Annamaria, che ha la fortuna di avere un marito che ha la statura del leader per le idee, per l’acutezza di analisi dei problemi che gli dà il senso delle cose possibili, per la visione e la capacità di affrontare con coraggio le difficoltà. Mi viene alla mente la donna forte di cui parla la Bibbia.

Annamaria era nata professoressa. Le piaceva insegnare e amava la scuola. Con passione cercava di trasmettere ai suoi alunni la fiaccola del sapere e il frutto delle sue esperienze. Presto però scelse di lasciare l’insegnamento per dedicarsi completamente alla famiglia, quando Roberto stava ancora bene.

I fratelli, Giuseppe e Stefano, hanno avuto ambedue, come detto, grande successo professionale, e soprattutto hanno fondato due belle famiglie, per cui il clan Pedrizzi è cresciuto, ma non è diminuito, anzi è aumentato lo spirito di unità intorno a Roberto ed ai nonni, che tengono ben nascosti i loro anni.

La lettura del libro mi ha confermato nella convinzione che la famiglia è la risorsa più preziosa dell’umanità, oltre che l’istituzione fondamentale per una vita serena ed umanamente equilibrata dei suoi membri, per una sana formazione delle nuove generazioni, ma anche per affrontare le prove a volte terribilmente pesanti.

Come diceva il papa San Giovanni Paolo II, se si vuole migliorare la società odierna, se si vuole costruire un futuro degno di persone umane, bisogna credere nella famiglia, che è la principale fonte di gioia, di speranza e di sostegno.

La famiglia non è stata inventata dagli uomini, ma è stata voluta da Dio. Per questo lo sviluppo armonioso e il progresso umano e spirituale di un popolo dipendono in larga misura dalla capacità di investire sulla famiglia, garantendole la piena possibilità di realizzare i suoi compiti secondo il disegno di Dio. L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia (Giovanni Paolo II,Familiaris consortio,n.89)”.

 

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