Trekking, Federico Lugato come Simon Gautier: trovato morto dopo troppi giorni. La strage silente

martedì 14 Settembre 9:11 - di Monica Pucci

Per Simon Gautier, su un costone del Cilento, c’erano voluti nove giorni di interminabili ricerche, segnate da polemiche e dubbi che portarono anche all’apertura di un’inchiesta giudiziaria, poi archiviata. Per Federico Lugato ce ne sono voluti ben 18, ma per entrambi il destino è stato tragico: era senza vita anche il  39enne di Mestre scomparso in Val di Zoldo la mattina del 26 agosto. Dopo 12 giorni di ricerche ininterrotte, la prefettura di Belluno aveva deciso di sospenderle ma proprio ieri mattina Federico Lugato è stato rinvenuto e il suo corpo recuperato dal Soccorso Alpino. Dopo 18 giorni, un calvario per chi gli voleva bene. Tanti, troppi, anche solo per il recupero di un cadavere. Ma la colpa non è di chi si è generosamente lanciato alla ricerca del disperso, con i soccorritori del Cai e del Cnsas in testa, ma di un sistema di protezione e di gelocalizzazione che presenta falle enormi, cui la politica non dà risposte credibili mentre il bollettino di guerra, sulle montagne, si allunga.

La moglie, Elena Panciera, aveva coinvolto – anche via social – fino a quattrocento persone nelle ricerche di Federico: una mobilitazione enorme, anche delle gente comune, uno sforzo vano, purtroppo, ma anche un sacrificio che riapre il dibattito sul tema della sicurezza della sentieristica, del trekking e dell’escursionismo in Italia. Quello di Federico Lugato, come già per Simon Gautier, è l’ennesimo episodio di una strage infinita che si consuma quotidianamente sulle montagne italiane, tra escursionismo e alpinismo. Quattrocento vittime in media all’anno, 90 persone disperse e mai trovate nel solo mese di agosto.

La scomparsa di un’altra escursionista…

Nelle stesse ore in cui veniva ritrovato Federico, si apriva la caccia al “fantasma” di un’altra dispersa, una escursionista di 55 anni di nazionalità tedesca uscita di casa a Barcis, dove è ospite da conoscenti per una camminata sul Monte Laura, probabilmente verso Forca Bassa. Il percorso che intendesse seguire non è certo. Il cellulare della donna non è raggiungibile e quindi non è possibile localizzarla. Le squadre della stazione di Maniago stanno perlustrando il sentiero 995 dalle 21 di ieri e le relative diramazioni. Sul posto anche i Vigili del Fuoco. Intanto si è alzato in volo l’elicottero della Protezione civile e si sono aggiunti i soccorritori delle squadre di Pordenone e Valcellina…

Il trekking a rischio e le tragedie che si susseguono

“Tre mesi fa c’erano loro. Ora siamo io e Leo. Hanno trovato Federico. Ce la caveremo in qualche modo. Anche grazie a voi”, ha scritto sul suo profilo Facebook Elena Panciera, moglie di Federico Lugato. La storia postata contiene un breve video dove si vede Lugato giocare con il suo gatto. L’uomo è stato trovato dalle unità cinofile della Guardia di Finanza a cento metri dal bivio per il Col de Michìel, nella zona in cui si erano già concentrate le ricerche nel Gruppo del San Sebastiano. Proprio ieri pomeriggio era stato convocato un vertice in Prefettura per fare il punto sul caso, dopo che le ricerche erano state sospese domenica scorsa. E prima del vertice era stata decisa un’ultima ricognizione con tre unità cinofile della Finanza della stazione di Passo Rolle, del Centro addestramento Scuola Alpina e della stazione di Auronzo di Cadore: i cani hanno trovato il cadavere sotto una balza rocciosa. Federico Lugato era laureato in psicologia del lavoro e lavorava come dipendente di Rfi (Rete ferroviaria italia) a Milano, dove aveva la residenza e viveva con la moglie.

Federico Lugato come Simon Gautier

Come per Federico Lugato, anche per Simon Gautier, dopo un’ultima telefonata drammatica al 118 nella quale il ragazzo non riuscì a indicare il punto preciso della caduta, sul pianoro di Ciolandrea, a San Giovanni a Piro, le ricerche furono affannose e disperate, sollevando anche dubbi e polemiche. In campo scesero i volontari del Cnsas, con i loro mezzi e il loro coraggio, affiancando il lavoro delle forze dell’ordine quando ormai, però, era troppo tardi. Simon fu ritrovato dai volontari del soccorso alpino e speleologico, il Cnsas Campano (come racconta in questa intervista Angelo Caprio), con il binocolo, dopo 9 giorni di ricerche, il 18 agosto del 2019. Ma i dubbi sul sistema dei soccorsi e delle ricerche che in Italia non supporta a dovere l’opera dei volontari, con risorse e mezzi, restano tutti sul tappeto, a fronte di numeri agghiaccianti di morti e dispersi sulle montagne italiane. Così come i dubbi, sollevati anche da un recente libro su Simon Gautier, “Io vedo il mare“, di Luca Maurelli, sull’adeguatezza dei sistemi tecnologici di geolocalizzazione e ricerca degli escursionisti, nonché sulla necessità di una migliore segnaletica sui sentieri e sulla sicurezza dei parchi protetti in una chiave di prevenzione mai come adesso così urgente alla luce dell’esplosione incontrollabile del fenomeno del trekking in Italia.

 

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