Travaglio si esalta per le dimissioni del “fascista” Durigon: «Sfiduciato dalle nostre firme»

venerdì 27 Agosto 16:36 - di Valerio Falerni
Travaglio

Missione compiuta: Durigon si è dimesso e Marco Travaglio può aggiornare la contabilità delle sue vittime con un’altra tacca sul calcio del fucile. «Raccolte 162mila firme», gongola il suo Fatto Quotidiano. Strano fascista, questo Durigon. Si fa intimidire da una campagna di giornale che il Fratello di Arnaldo Mussolini, cui il sottosegretario voleva incautamente reintitolare il parco di Latina, avrebbe liquidato in quattro e quattr’otto rubricandolo alla voce “ludi cartacei“. Ma di questi tempi Travaglio non va troppo per il sottile e l’antifascismo resta un evergreen della politica italiana. In più, deve supplire all’inesistenza dei suoi 5Stelle, in balia di una maggioranza che sta smontando pezzo per pezzo  tutte le meraviglie (si fa per dire) realizzate dai governi Conte.

Travaglio è il vero capo dei 5Stelle

Avessero un minimo di dignità, andrebbero via sbattendo la porta. Ma più della voglia di riscatto è forte in loro il senso per la poltrona, persino ora che c’è il semestre bianco. Uno sfacelo che non sfugge a Travaglio che sulla forza dei pentastellati ha scommesso tutto, dalla faccia sua alla tiratura del giornale che dirige. Con Beppe Grillo risucchiato dal buco nero delle vicende giudiziarie del figlio, resta lui il padrone del campo. Conte è solo una maschera, un prestanome, un ex-Arlecchino servo di due padroni (Di Maio e Salvini), lesto a riciclarsi nel suo esatto contrario pur di non mollare Palazzo Chigi.

Manovra Conte con il joystick

Basti ricordare la disinvoltura con cui da premier del governo giallorosso si rimangiò i decreti-sicurezza in precedenza avallati in qualità di premier dell’esecutivo gialloverde. Una spugna così è l’ideale per chi voglia decidere senza metterci la faccia e sporcarsi le mani. A Travaglio, infatti, basta azionare il joystick. Apposta lo descrive come il miglior premier possibile, contrapposto al Mario Draghi dei Migliorirappresentato invece come «uno che non capisce niente». Ora tutto si potrà dire del Direttore tranne che parli a vanvera. Se ha detto così, è perché avrà attentamente soppesato i curricula di entrambi. Come dite? Quello di Conte risultò un po’ taroccato? Non esageriamo: il Fatto sentenziò che era solo un po’ «vanitoso». Allora, infatti, la raccolta di firme tra i duri e puri non partì.

 

 

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