Milano, la Pavone “twittava” contro Conte. Ma Travaglio l’ha imposta lo stesso ai 5Stelle

martedì 24 Agosto 16:12 - di Valerio Falerni
Pavone

Osteggiata dalla base, imposta da Travaglio, subita da Conte. Si può sintetizzare così la resistibile ascesa di Layla Pavone alla candidatura per il M5S a sindaco di Milano. Prova ne siano la rinuncia degli attivisti locali a Elena Sironi, la presenza (fino alla nomination) della Pavone nella società editoriale del Fatto Quotidiano e, infine, i rabbiosi cinguettii che la stessa tuittava contro Giuseppi quando questi sedeva a Palazzo Chigi. Eh sì, la candidata cui i grillini hanno affidato le loro residue speranze di riscatto al Nord non è stata affatto tenera nei confronti dell’allora premier e attuale leader pentastellato. Roba passata, certo. Sarebbe bastato ammetterlo e la cosa sarebbe morta lì. Invece no, la Pavone ha tentato un’ardita inversione a “u” e ora rischia di finire fuori strada.

La Pavone oggi dice che «da premier ha fatto benissimo»

Di solito, chi non ha in gran conto la verità è munito di memoria a prova di elefante. La neo-candidata è la classica eccezione che conferma la regola, tanto che – infierisce Dagospia – in un’intervista al Corriere della Sera le è scappato di dire che Conte «da premier ha fatto benissimo». Ahiahiahi! E ora come la mettiamo con gli infiammati commenti da lei medesima postati sotto i tweet della premiata ditta Conte&Casalino? A ripescarli ha provveduto Repubblica, e c’è di che riflettere. In uno – siamo in piena seconda ondata, ottobre 2020 – la Pavone esibisce una prosa tra il populista e l’anti-casta oggi parecchio démodé in casa Cinquestelle. «Presidente – vi si legge -, voi chiedete sacrifici ai lavoratori, aziende, professionisti, ma non vi viene in mente di dimezzarvi lo stipendio nemmeno per sogno. Attenzione che la gente è stanca e tra poco perderà le staffe e scatterà la rivolta».

Ma a ottobre tuonava: «Tagliati lo stipendio»

Il secondo è più politico, ma non per questo meno pepato e di sicuro non avrà entusiasmato l’allora premier, fresco di firma sotto il “decreto Ristori“. Eccolo: «Le briciole avete dato, altro che ristori. 2000 euro a chi ne fattura 400000 all’anno?». E non aveva certo torto. Già, il problema è ora, non allora. Magari – chissà – in campagna elettorale troverà tempo e voglia di spiegare perché a ottobre 2020 adombrava rivolte contro un premier che ad agosto 2021 diventa magicamente uno «che ha fatto benissimo». Che dire? Una “coerente” come la Pavone Travaglio l’avrebbe scotennata se a candidarla fosse stato il centrodestra. Ora, invece, fa finta di niente. Ma in fondo era scontato: Il Fatto è sempre più partito e sempre meno… Quotidiano.

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