«Pronti a tutto»? No, buoni a nulla. Travaglio non sa più come risollevare Conte e i 5Stelle

sabato 24 Luglio 13:33 - di Marzio Dalla Casta
Travaglio

Lui li vorrebbe «pronti a tutti», pur temendo in cuor suo che siano buoni a nulla. Davvero non vorremmo essere nei panni di Marco Travaglio, da mesi alle prese con la sua creatura 5Stelle, sempre più irriconoscibile dopo tre anni di ininterrotto poltronismo mascherato da responsabilità (quam mutata ab illa, direbbero i latini). Ma tant’è: nell’ostinarsi a tenere in vita un MoVimento che in realtà non c’è più, il direttore del Fatto Quotidiano non si avvede di oltrepassare la soglia dell’accanimento terapeutico. È convinto che Giuseppe Conte sia un vero leader, così come è certo dell’esistenza di una cospicua quota di grillini (ops) pronti a rinunciare alla poltrona per far trionfare gli ideali del Vaffa che fu.

Ennesimo editoriale di Travaglio sul M5S

È a loro che indirizza il suo editoriale quotidiano, sotto forma di  farmaco o balsamo curativo. Ma più il paziente non dà segni di miglioramento, più Travaglio dispensa consigli e lancia avvertimenti. In quello appena sfornato, sollecita Conte e compagnia a non trattare sulla giustizia, forte dell’argomentazione che la blocca-prescrizione by Alfonso Bonafede, «non è UNA riforma tra le tante, ma LA riforma». Testuale e senza ritegno, manco l’ex-dj Fofò fosse la reincarnazione di Alfredo Rocco o di Giuliano Vassalli, tanto per limitarsi ai padri degli ultimi due codici penali. Sono gli effetti indesiderati dell’accanimento terapeutico su chi lo pratica.

Come un pugile suonato

Diversamente, Travaglio si sarebbe già accorto che Conte non è il leader che tutto il mondo ci invidia e che i 5Stelle – governisti e non – sono altrettanti poltronari «pronti a tutto» (titolo dell’editoriale di giornata), ma per andare in direzione opposta a quella da lui indicata. Invece se ne sta li appollaiato sul trespolo del livore in balia dei suoi propositi di rivincita. Il solo immaginare che la sua creatura pentastellata avalli una riforma della giustizia, a suo dire degna dell’odiato B., lo fa trasforma in un pugile suonato. Ricorda l’Artemio Altidori interpretato da Gassman nel film I mostri. L’unica differenza è che lui non dirà mai: «E sò contento».

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