Morte di Davide Astori: “Il medico sbagliò la diagnosi, il calciatore della Fiorentina si poteva salvare”

giovedì 5 Agosto 20:23 - di Penelope Corrado
Davide Astori

Bastava un ulteriore esame cardiaco per evitare la morte del capitano della Fiorentina Davide Astori, avvenuta il 4 marzo del 2018. È quanto si legge nella motivazione della sentenza emessa nel maggio scorso contro il medico sportivo viola e arrivata nelle redazioni solo oggi.

Il processo per la morte di Astori ha visto la condanna a un anno di reclusione, con pena sospesa perché incensurato, del medico sportivo Giorgio Galanti accusato di omicidio colposo.

«Con la sua condotta l’imputato ha impedito l’accertamento della malattia, avendo omesso il primo necessario atto» che avrebbe avviato un iter diagnostico in grado di salvare la vita del capitano della Fiorentina. È quanto sostiene il gup di Firenze Angelo Antonio Pezzuti, nella sentenza di condanna.

Davide Astori era stato trovato senza vita la mattina del 4 marzo 2018 nella sua camera di albergo a Udine mentre era con la squadra in ritiro. Il difensore viola morì per un arresto cardiaco dovuto a una cardiomiopatia aritmogena, una malattia genetica del muscolo. Secondo quanto scrive il gup, il professor Galanti avrebbe commesso «un errore diagnostico» decidendo di non effettuare ulteriori controlli nonostante le extrasistolia ventricolare emersa ripetutamente durante le prove da sforzo annuali a cui veniva sottoposto il capitano della Fiorentina.


La sentenza del gup: “Con la diagnosi corretta Davide Astori si sarebbe salvato”


La presenza dell’extrasistolia avrebbe dovuto indurre a effettuare un Ecg holtel 24 ore. L’esame, sostengono i periti nominati dal gup, non avrebbe permesso di diagnosticare la malattia ma avrebbe consentito di rilevare ulteriori anomalie che avrebbero portato alla sospensione cautelativa di Astori dall’attività agonistica, e a effettuare esami di terzo livello. Nella sentenza il gup contesta comunque in parte le conclusioni degli stessi periti incaricati.

«I periti –  afferma – hanno aggiunto che la sospensione dell’attività sportiva avrebbe sicuramente rallentato la progressione della malattia, comunque non avrebbe escluso con certezza l’arresto cardiaco». «Tale argomentazione – sostiene Pezzuti – non appare condivisibile».

«Una corretta diagnosi – afferma ancora -, effettuata all’esito di tutti i necessari accertamenti, avrebbe comportato l’installazione di un impianto di defibrillazione e ciò avrebbe escluso la morte del calciatore». Il difensore di Galanti, avvocato Sigfrido Fenyes, ha annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. Nei confronti del medico sportivo la Procura di Firenze ha chiesto anche un altro rinvio a giudizio nell’ambito di un’inchiesta bis nata dalla morte di Astori, relativa alla presunta falsificazione di un certificato medico.

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