Fornero recidiva: s’attacca alle lacrime di Mancini per rifilarci la solita lagna buonista sui migranti

martedì 13 Luglio 18:30 - di Ginevra Sorrentino
Fornero lacrime

In giorni come questi in cui si parla di lacrime di gioia e di pianto di commozione, non poteva evidentemente mancare l’ode alle lacrime firmata da Elsa Fornero su La Stampa di oggi. Lei, l’ex ministra del Lavoro del governo Monti che firmò la riforma lacrime e sangue delle pensioni. Che tanti, troppi esodati ha fatto piangere e disperare, se ne intende di afflizioni e turbamento. Lei, proprio lei, passata alla storia di quel governo dell’austerity per quel pianto a dirotto a cui si abbandonò nell’annunciare le dure riforme imposte al Belpaese dall’Unione europea, sa bene quanto dolore. Quanta tribolazione. E quanto disagio, può nascondersi dietro le lacrime.

La Fornero ci ricasca: punta tutto sulle lacrime

Eppure, altrettanto bene dovrebbe conoscere la differenza tra pianto di gioia e pianto di dolore. Tra lacrime di commozione e di disperazione. E invece, in un caleidoscopio di immagini e rimandi, nel suo elogio del pianto – come lo ha ribattezzato Il Giornale – la Fornero mescola confusamente emozione e afflizione. In un mix indistinto in cui la professoressa menziona il pianto di felicità degli azzurri vincitori a Wembley a quello di frustrazione e delusione degli avversari inglesi piegati ai calci di rigore.

La Fornero mescola lacrime di commozione e pianto di dolore

Così come, passando dal campo di calcio di Londra all’arena erbosa di Wimbledon, la Fornero azzarda il parallelo ardito tra «le lacrime, molto dignitosamente trattenute, di Berrettini. Gocce di delusione, ma forse anche di liberazione. Sicuramente di speranza, dopo una grande prova di carattere e di bravura». A quelle, mai scese a rigare il volto coriaceo di Diokovic che, come scrive la Fornero appunto, non abbiamo visto neppure scendere su quel «volto immobile, quasi scolpito nella pietra, del “re del tennis”».

Un’ode del pianto scritta solo per rifilarci il solito piagnisteo buonista

Una sorta di “lezione accademica” sul pianto, quella a cui mira la Fornero. E che, partendo dal presupposto sancito dal genio di Leonardo secondo cui – cita la ex ministra  – «le lacrime vengono dal cuore e non dal cervello», dà adito alla ex ministra di fare tante belle citazioni e arditi paradigmi. Tutto solo per invitare i politici a «riscoprire le emozioni e a diventare più umani». E, soprattutto, tutto finalizzato a dispensare la morale che più interessa alla professoressa rilanciare. Più di qualunque lezioncina sociale. Quella enucleata con la retorica invocazione finale che recita: «In quest’ oceano di lacrime quelle che dovrebbero soprattutto smuoverci sono quelle dei migranti gettatisi da qualche barcone sul punto di affondare».

Da Mancini ai profughi, passando per le lezioni di morale dei soliti buonisti dem

Perché, aggiunge la Fornero, «passate le emozioni, pure importanti, del calcio e del tennis, di queste lacrime dovremo veramente occuparci. Il che farebbe dell’Europa delle coppe un continente migliore. E dell’Italia un campione a tutto tondo». Insomma, il parallelo è ardito: mescolare le lacrime di gioia del ct Mancini e il pianto di commozione che si scioglie nell’abbraccio con l’amico di sempre Vialli. A un minuto dalla conquista del campionato europeo, e paragonato al dramma di naufraghi e profughi, è davvero troppo… E induce a pensare: a cosa non arrivano e a cosa non si attaccherebbero i soliti buonisti pur di rifilarci la solita pappardella filo-immigrazionista...

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