Non è ancora candidato a Milano ma “Il Fatto” già offende Di Montigny: “E’ un cazzaro”

giovedì 17 Giugno 9:28 - di Redazione

Non è ancora il candidato ufficiale del centrodestra a Milano, ma il Fatto Quotidiano si porta avanti. E sfodera un attacco frontale a Oscar Di Montigny. Che potrebbe essere lo sfidante di Sala, in ticket con Albertini.

Il Fatto Quotidiano all’attacco di Di Montigny

Il quotidiano di Marco Travaglio brucia tutti sul tempo con una mezza pagina dedicata all’ex “yuppie divenuto neurochirurgo”. Con un titolo che è una manifesto di faziosità. “La destra prende Oscar il cazzaro che semina umanità”. E giù ironia, sul crinale dell’insulto. Andando a spulciare presunte macchie nere sul curriculum del manager, conferenziere, scrittore, ad della comunicazione di Banca Mediolanum. Cinquantadue anni, 5 figli, genero di Ennio Doris.

Il cazzaro che semina umanità

“Non è il Manuel Fantoni milanese – scrive il Fatto – perché al contrario del personaggio di Verdone egli esiste, è reale.  Dove l’hanno pescato, questo giovane del 1969 sportivo, belloccio, spigliato?” Si ironizza sulla benedizione di Berlusconi, come fosse un reato. Sulle prospettive visionarie del possibile candidato. Su intuizioni e passioni rintracciate sul sito ufficiale. All’insegna di tre priorità: innovazione, sostenibilità e centralità della persona. La prima colpa inaccettabile starebbe nella mission resilienziale post-pandemica. Come per Michetti a Roma, la sinistra giustizialista e ideologica affila le armi. E spara ad alzo zero.

Alla destra è vietato parlare di inclusione e resilienza

Non risultano condanne a suo carico, quindi il centrodestra deve aver scelto proprio per le visioni. E per il curriculum intimidatorio”, è uno dei passaggi dell’articolo. E ancora: “Quando in Italia si dice di qualcuno che è un visionario ci sono buone probabilità che sia un cazzaro”. Insomma al Fatto non va giù che Di Montigny si occupi di scenari futuri, di ripartenze. Delle grandi tendenze che si manifesteranno nel mondo in demografia, ambiente, tecnologia. È vietato, ridicolo, inaffidabile.

Ironia e attacchi personali al possibile candidato milanese

Ma se gli stessi grandi temi dell’attualità vengono studiati a sinistra, se la narrazione è intinta di progressismo allora va tutto bene. Si deride l’abbigliamento (braccialetti tibetani  e forse scarpe a punta), l’eloquio smart,  l’afflato verso l’inclusività. Se la destra è identitaria e patriottica allora  puzza di sovranismo e fascismo, se guarda all’inclusione, nel nome di un nuovo umanesimo, allora è ridicola e poco credibile.

Si censurano anche foto e slide. C’è il copyright della sinistra

Le diversità portano ricchezza“, dice il possibile candidato sindaco a Milano. Non va bene neanche questo. Guai a pensare a una destra liberale, inclusiva, solidale. Perché, udite udite, “chissà come concilierà l’intelligente Oscar il suo afflato spirituale con Salvini che bacia salami e Madonne e respinge bambini migranti”, si legge. Si ironizza sulle slide che compaiono sul sito del ‘cazzaro’, sulle gallerie fotografiche. Sulle conferenze no profit, definite Leopolde itineranti.

Parola d’ordine: demolire, qualcosa resterà

“Immagini forti si alternano a figurette sognanti: il bambino morto sulla spiaggia di Bodrum; cadaveri di bambini ricuciti dopo l’espianto per il traffico di organi; fate e angioletti alla finestra”. Si scatena l’ironia della giornalista. Sul dramma dell’immigrazione evidentemente per Travaglio c’è il copyright della sinistra. “La nostra vita esteriore è una proiezione di una nostra condizione interiore”, dice Di Montigny. Commento: “menomale che l’hanno candidato a Milano, perché a Roma ospiteremmo la perla con un “me cojoni” epocale. ”

 

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