Milano: il candidato sindaco non c’è, ma il “vice” sì. Albertini pronto al ticket per il centrodestra

giovedì 10 Giugno 17:36 - di Michele Pezza
Albertini

Miracolo a Milano: il candidato sindaco non c’è; in compenso il “suo” potenziale vice è già in campagna elettorale. Tutto vero. Per un centrodestra ancora incerto sul nome dello sfidante di Giuseppe Sala, c’è un Gabriele Albertini che rompe gli indugi e annuncia la propria discesa in campo come numero 2 dell’ancora ignoto prescelto. L’ex-sindaco (lo è stato per due mandati fino al 2006) non è però tipo che ambisce alla poltrona come premio alla carriera. È uno che i suoi prestigiosi traguardi (è stato anche presidente-falco di Federmeccanica) se li è sudati.

Albertini è stato sindaco fino al 2006

Lo stesso farà ora, tanto è vero che si misurerà sul terreno elettorale con una propria lista. Albertini la definisce pudicamente «contributo alla campagna elettorale». E poiché, oltre che un faticatore è anche un previdente, ha già in tasca un sondaggio effettuato da Alessandra Ghisleri che attribuisce alla sua lista un incoraggiante 5 per cento. In realtà, il centrodestra aveva pensato anche a lui come candidato alla fascia tricolore, ma il suo “no“, all’inizio poco convinto è diventato via via granitico. Ma non per questo è intenzionato a restare in panchina.

«La mia lista ha già il 5%»

La sua offerta a Lega, FdI e FI a correre come vice in un eventuale ticket – spiega all’Adnkronos – «resta valida». Ne ha parlato direttamente con Salvini, Berlusconi e Meloni. Lui immagina una campagna elettorale in stile Usa. Non proprio un fuor d’opera, sottolinea Albertini, «visto che i Comuni sono delle repubbliche presidenziali». Insomma, anche qui, come Oltreoceano, può funzionare la «formula del binomio», in questo caso sindaco e vice. Come candidato alla prima poltrona di Palazzo Marino gli andrebbero bene tutti tranne uno. Di più Albertini non rivela. «Non dirò il nominativo, l’ho detto ai “decisori” e a lui stesso, sei anni fa… – dice sibillino -. Ne rivelerei il nome ai giornalisti – tiene a precisare – solo se venisse scelto». E così il “miracolo” di Milano si tinge anche di giallo.

 

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