Caso Yara, la Corte d’Assise dice no ai legali di Bossetti: niente accesso ai reperti

giovedì 3 Giugno 18:03 - di Redazione
Yara

La difesa Bossetti non potrà accedere ai reperti nel processo che ha visto Massimo Bossetti condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. A negarlo è stata la Corte d’Assise di Bergamo respingendo l’stanza presentata dai due avvocati del muratore, Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

Yara, la sentenza della Cassazione

A fine maggio la Cassazione, per la terza volta, aveva dato ragione alla difesa di Massimo Bossetti. Lo scorso 21 maggio in camera di consiglio era stata affrontata l’istanza sullo stato di conservazione dei reperti relativi all’omicidio, dopo che alcuni articoli di stampa avevano gettato ombre sulla custodia degli stessi. La Suprema Corte aveva rinviato nuovamente alla Corte d’Assise di Bergamo il giudizio sul tema sollevato dai legali Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

La difesa di Bossetti: «Con analisi chiederò revisione del processo»

Nei giorni scorsi l’avvocato Claudio Salvagni parlando a Cusano Italia Tv aveva puntualizzato: «Qua c’è qualcosa che va oltre il classico “innamoramento della tesi”. Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere alla strenua difesa di un’indagine qualitativamente scarsa e che non ha raggiunto una certezza granitica. Resto, infatti, sorpreso da questo valzer delle Procure dopo che la Corte di Cassazione da tempo ci ha autorizzato a effettuare nuovi esami. Una clamorosa serie di rimpalli tra Procure che ci ha portato per altre tre volte in Cassazione».

«Per tre volte la Cassazione ci ha dato ragione»

E poi ancora. «E per tre volte la Corte Suprema ci ha dato ragione dicendo che abbiamo il diritto di esaminare quei reperti e da ultimo i giudici hanno anche stabilito che abbiamo il diritto di conoscere lo stato di conservazione di quei reperti perché sono dei reperti fondamentali per arrivare alla verità. – ha aggiunto Salvagni – Noi vogliamo esaminare quei 54 campioni di Dna trovati sui vestiti della povera Yara, perché crediamo che lì ci siano le risposte a tutti i dubbi ancora in piedi in questa lunga vicenda. Visto che Dna nucleare e Dna mitocondriale, esaminati dai periti dell’accusa, non combaciano con quelli di Bossetti».

 

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