Meloni a testa in giù, la rettrice dell’Università Ca’ Foscari prende le distanze dal prof odiatore

venerdì 28 Maggio 19:47 - di Redazione

Una iniziativa individuale, da condannare. E sulla quale è necessario fare chiarezza. La rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Tiziana Lippiello, prende le distanze dalla pessima performance del professor Simon Levis Sullam. Che ha pubblicato su Facebook la foto in una Libreria Feltrinelli  dei libri di Giorgia Meloni al contrario e con il volto della leader di FdI a testa in giù. Corredato dall’emblematica didascalia “Nelle librerie Feltrinelli può capitare”.  Un nuovo attacco ‘accademico’  di pessimo gusto, grondante odio e intolleranza, all’indirizzo della leader di Fratelli d’Italia. Dopo gli attacchi beceri e volgari del professore di Siena, Giovanni Gozzini,  arriva il ‘delicato’ post del docente di Storia contemporanea della blasonata università veneziana.

La rettrice dell’Università Ca’ Foscari prende le distanze da Sullam

“Informata dell’uscita del post da parte di un docente dell’Ateneo pubblicato a mero titolo personale si dissocia dallo stesso, fermo restando il valore irrinunciabile della libertà di espressione. Che ha rango costituzionale nel nostro Paese ed è ribadita nello statuto dell’Università”. Si legge in una nota ufficiale dell’Università Ca’ Foscari dopo il post, poi rimosso.

“Mi dispiace per quanto è accaduto, faremo chiarezza”

“Mi dispiace per quanto accaduto – dice la professoressa Lippiello – Una volta appreso dello sgradevole incidente, provocato da un’iniziativa del tutto individuale dalla quale Ca’ Foscari prende le distanze, ho immediatamente chiesto chiarimenti al docente. Che ha rimosso il post. L’Ateneo si riserva di valutare tutti i passi necessari a fare chiarezza sull’accaduto”, conclude.

La denuncia di Fratelli d’Italia contro i maestri dell’odio

Un gesto squallido, reso ancora più grave dal ruolo di educatore che dovrebbe svolgere un docente universitario. A  Giorgia Meloni arriva la solidarietà corale di Fratelli d’Italia. Fabio Rampelli ha parlato di un altro ‘accademico dell’indecenza’ che si aggiunge alle volgarità indegne e gratuite contro Giorgia. Donna e madre”. Un’offesa che peraltro sporca il ruolo e l’immagine di chi fa formazione alle nuove generazioni – ha concluso il vicepresidente della Camera auspicando un provvedimento sanzionatorio nei confronti di Sullam.

La solidarietà della Lega: gesto squallido

A denunciare l’episodio, che ricalca un triste copione dei cattivi maestri della sinistra, anche la Lega e Forza Italia. Non si registrano sdegnate reazioni dal fronte dei paladini della democrazia e del pluralismo a chiacchiere. Né delle donne di sinistra impegnate nella tutela dei diritti contro sessismo e maschilismo.

“Esprimo la mia solidarietà a Giorgia Meloni”, ha detto Claudio Dirigon. “Mettere a testa in giù il suo libro è davvero un gesto squallido. Siamo in una democrazia e ci vorrebbe sempre rispetto nei confronti delle idee degli avversari politici. Nessuno ha il diritto di negare o cancellare il pensiero di una persona”. Sulla stessa lunghezza d’0nda l’europarlamentare del Carroccio Simona Baldassarre. “Si comincia così: libri messi al bando, libri messi a rogo, avversari politici a testa in giù e fine della libertà. L’evocazione di piazzale Loreto è evidente (Mussolini a testa in giù). Questo è l’effetto dell’intolleranza di certa cultura di sinistra e il clima di censura militante, ‘modello-Zan’, nei confronti di chi contesta il pensiero unico“.

Levis Sullam fa la vittima: «Mi hanno aggredito sui social»

Solo a fine giornata e dopo l’intervento della rettrice è intervenuto il professor Levis Sullam, sostenendo che il suo post era stato «erroneamente interpretato e strumentalizzato» e che quello su Meloni è stato «un episodio minimo» che, però, confermerebbe «la pericolosità» di certe retoriche che si sono viste anche nel «fascismo». «La pericolosità di queste retoriche è confermata – ha sostenuto Levis Sullman – anche da questo minimo episodio, in cui si è capziosamente aggredito attraverso i social media uno studioso e, più in generale, il sistema accademico e della ricerca». Insomma, il professore, tentando per altro di coinvolgere nella sua responsabilità personale tutto il sistema accademico, ha adottato la strategia vittimista. Anche questo un copione già visto.

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