"Giovanni è nostro"
Falcone, slogan squallidi sotto l’Albero a Palermo. La sorella Maria: “Contestate pure, ma alle 17,58 state zitti”
Contestata mentre era sola sul palco davanti all’Albero di Falcone nel 34esimo anniversario della strage di Capaci. “Urlano fuori la mafia dallo Stato” di fronte a Maria, la sorella del giudice ammazzato da Cosa Nostra con 300 chili di tritolo insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Episodio vergognoso a opera di un gruppetto di palermitani al quale la donna, presidente della Fondazione Falcone, ha risposto a dovere. Parole di fuoco dietro un’apparenza mite. “C’è’ anche chi contesta, ma è il sale della democrazia. Mi auguro che non lo si faccia alle 17:58, in quel momento tremendo. E domani si riprenda pure“. Fortunatamente è stato così, all’ora della strage del 23 maggio 1992 tutti hanno osservato il minuto di silenzio in ricordo delle vittime.
Ignobili contestazioni a Maria Falcone sotto l’Albero a Palermo
Una brutta pagina cancellata dalle parole di Maria Falcone che ha ricordato anche Paolo Borsellino. “Grazie alla mia città, oggi come 34 anni fa ricordiamo la morte di Giovanni, Francesca e dei ragazzi della scorta e poi di Paolo e dei suoi ragazzi. Oggi ci sono soltanto io perché non voglio nessuno, ma vorrei dire: Giovanni è nostro e guai a chi ce lo tocca. Dietro di me ci sono soltanto i ragazzi che hanno letto i nomi delle vittime. Sono ragazzi che vengono da varie e parti d’Italia e sono la dimostrazione che, davanti alle cause importanti, tutti gli italiani devono essere d’accordo”. Così Maria Falcone sotto l’albero in via Notarbartolo a Palermo, pochi minuti prima delle 17.58.
“Contestare è il sale della democrazia, ma alle 17,58 state zitti”
“Quest’anno – ha aggiunto – siamo stati precisi rispettando quell’orario tremendo che 34 anni fa ci ha levato tanti palermitani. La memoria non deve essere sterile ma deve essere un continuo ricordo alla città a non fermarsi. Mai dire abbiamo vinto, perché purtroppo la mafia spesso risorge dalle sue stesse ceneri. La mafia a poco a poco aspetta che tutto si plachi attorno per ricominciare a pretendere il pizzo, creare disordini e infiltrarsi in quelle che sono le istituzioni sane del paese, contaminandole”.
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