Covid, i poliziotti non ne possono più: «Non siamo sceriffi». 5.080 i nuovi contagi, 198 i decessi

lunedì 10 Maggio 19:14 - di Aldo Garcon
Covid

Sono 5.080 nuovi contagi da Covid in Italia. Registrati inoltre altri 198 morti. Secondo i dati della Protezione Civile, sono 130mila i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore, l’indice di positività è del 3.9%. 2.158 i ricoverati in terapia intensiva (-34 da ieri), 80 i nuovi ingressi Covid: 15.427 ricoveri ordinari (+20 da ieri). 3.619.586 i guariti in totale (+15.063), 373.670 gli attualmente positivi (-10.184). Campania con 943 casi e Lazio con 680 sono le  regioni  con il più alto numero di contagi.

Covid, il Mosap: «Non siamo sceriffi»

A tenere alta l’attenzione sono anche le norme sul coprifuoco. Sull’orario da far rispettare è sceso in campo il sindacato di Polizia Mosap. «Non vorremmo passare come sceriffi. I cittadini, in particolare i giovani, dovrebbero comprendere il nostro compito, il nostro dovere di tutelare l’incolumità delle persone e la loro salute: è giusto che ci rispettino». Lo ha detto all’Adnkronos Fabio Conestà, segretario generale nazionale del sindacato. «Il nostro è un compito ingrato, siamo visti un po’ come il nemico, in particolare dai giovani e giovanissimi – ha aggiunto Conestà – ma il nostro dovere è far rispettare le regole, le norme dettate dal governo. Sembriamo un po’ i guardiani della notte, ma dobbiamo far rispettare le regole anche se con un certo disagio dato che comprendiamo perfettamente la stanchezza e la voglia di libertà delle persone».

Il Mosap sul coprifuoco

«Quello che chiediamo al governo è maggiore chiarezza – ha aggiunto Conestà – se le 22 è il coprifuoco allora a quell’ora se non si ha un giustificato motivo bisogna essere a casa e non per strada. Noi non possiamo che far rispettare le disposizioni del governo, sappiamo bene che le persone sono esasperate, stanche ma anche noi siamo stanchi».

«Sono soprattutto giovani e giovanissimi a violare le disposizioni anti contagio», ha concluso Conestà. «Sono quelli che soffrono di più la privazione delle libertà. I “diversamente giovani” sono un po’ più tolleranti. I giovani sono un po’ più spregiudicati e si muovono assembrati, senza mascherina con il rischio però di contagiarsi e portare il Covid a casa rischiando di contagiare genitori o nonni».

 

 

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