Martina Rossi, condannati gli imputati. I genitori in lacrime: la sentenza lo dice, è stata uccisa

mercoledì 28 Aprile 19:41 - di Greta Paolucci
Martina Rossi sentenza

Il dolore si è sciolto in un pianto di commozione che ha rigato il viso provato dei genitori di Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche. Bruno Rossi e Franca Murialdo, dopo aver assistito alla lettura della sentenza della Corte d’Appello di Firenze, alla pronuncia del verdetto di condanna nei confronti dei due imputati si sono abbandonati a lacrime di dolore e di liberazione.

Martina Rossi, arriva la sentenza: i due imputati condannati a 3 anni di reclusione

La sentenza, in cui il papà della vittima, Bruno Rossi, e la mamma Franca Murialdo, affidavano speranze attese di giustizia e verità, è stata emessa oggi pomeriggio alle 16. L’ha letta il presidente Alessandro Nencini. Ed è un verdetto che parla chiaro: per la Corte d’appello di Firenze, al termine del processo bis dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi sono giudicati colpevoli. E sono stati condannati a tre anni, per tentata violenza sessuale di gruppo. Un reato in conseguenza del quale sarebbe morta Martina…

I genitori di Martina Rossi: «La sentenza riconosce che nostra figlia è stata ammazzata»

«I giudici hanno riconosciuto che nostra figlia è stata ammazzata, non è morta per un gioco»: sono state le prime parole dei genitori di Martina a sentenza annunciata. «Il nostro stato d’animo è sopra il cielo», hanno poi proseguito marito e moglie. Concludendo: «Con questa sentenza ci sembra di aver recuperato l’affetto di nostra figlia. La sentiamo di nuovo al nostro fianco. La nostra lunga battaglia lunga dieci anni non è stata inutile». E ancora. «Una condanna a tre anni di reclusione sembra una pena bassa – ha aggiunto il papà di Martina –. Ma per quanto bassa possa essere questa quantità di pena, noi siamo convinti che anche Martina sarebbe contenta. Soddisfatta perché questa sentenza riconosce innanzitutto che è stata uccisa. Che non è rimasta vittima di un tragico gioco».

«La giustizia è arrivata e il verdetto che riabilita Martina»

Una sentenza, prosegue Bruno Rossi tra commozione e lacrime, che «riabilita Martina. Con i suoi affetti incredibili che aveva in giro. Con le sue tante amicizie. I suoi tanti interessi, le sue diverse passioni. E innanzitutto il suo desiderio di vivere, di futuro. Una giustizia l’abbiamo avuta… Pur nel dolore immenso che portiamo nel cuore». Una ricerca di verità e giustizia, quella per cui hanno lottato incessantemente negli ultimi anni i genitori di Martina, che oggi trova risposte nel verdetto di condanna. E che, aggiunge il papà della vittima, «dimostra che la nostra battaglia aveva ragione di essere fatta. Di essere portata avanti. Non l’abbiamo fatta per un capriccio, per testardaggine. La nostra ragione d’essere era dare giustizia a Martina. E la giustizia è arrivata»..

Anni di battaglie legali e di dolore: il calvario dei genitori della vittima

Sono stati lunghi anni di battaglie legali e di dolore, quelli culminati oggi nella sentenza della Corte d’Appello di Firenze. Anni in cui padre e madre di Martina hanno lottato a lungo per far riaprire il caso. Anni di sacrificio e di impegno che oggi confluiscono nel verdetto dei giudici che hanno accolto la pena illustrata dal sostituto procuratore generale, Luigi Bocciolini, lo scorso 7 aprile. Quando, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna dei due giovani a 3 anni di reclusione, che peraltro si estinguerà per prescrizione tra la fine della prossima estate e l’autunno. Le difese dei due imputati nell’udienza dello scorso 14 aprile avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti.

Le tappe del processo fino alla sentenza di oggi

Un processo, quello ai due imputati, che in primo grado ad Arezzo il 14 dicembre 2018 condannò i due giovani a 6 anni di reclusione per tentato stupro e morte in conseguenza di altro reato (poi estinto per intervenuta prescrizione). Il 9 giugno 2020 la Corte d’appello di Firenze aveva assolto Albertoni e Vanneschi «perché il fatto non sussiste». Poi, la Suprema Corte di Cassazione lo scorso 21 gennaio ha annullato la sentenza di assoluzione. Disponendo un nuovo processo per i due imputati come aveva sollecitato, nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Domenico Seccia. E accogliendo i ricorsi presentati dalla procura generale di Firenze e dalla parte civile.

«Questi due ragazzi pur condannati potranno continuare ad essere liberi»…

Oggi, con la decisione di condanna per gli imputati da parte della Corte d’appello di Firenze nel processo bis, la fine di un calvario per i genitori di Martina che comunque concludono le loro dichiarazioni asserendo: «Questi due ragazzi pur condannati potranno continuare ad essere liberi. Potranno girare per le strade del loro paese di Castiglion Fibocchi a raccontare le loro verità. A sbeffeggiare. Ridere. Divertirsi e fare le loro bravate. Martina purtroppo no, non potrà fare niente: è stata condannata a morte dieci anni fa. La vita continua per noi. E noi dobbiamo fare a meno di lei anche dopo questa sentenza. Ma la giustizia comunque è arrivata. Dunque questo, in parte, ci consola»...

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sostienici

In evidenza

News dalla politica

Array ( [0] => ppm-bundle )
Array ( [0] => jquery [1] => paypal-ipnpublic-bn [2] => jquery-easy-ticker [3] => super-rss-reader [4] => wc-add-to-cart [5] => woocommerce [6] => wc-cart-fragments [7] => advanced-invisible-antispam [8] => bootstrap [9] => main [10] => wp-embed )