I no della Lega a Giorgetti ministro. Salvini mette le mani avanti: «Se Draghi chiama, ci sono»

venerdì 12 Febbraio 12:40 - di Viola Longo
salvini ministro

Se Mario Draghi chiama lui c’è, se chiama qualcun altro va bene uguale. Matteo Salvini ieri, a Porta a Porta, si è mostrato aperto a tutte le possibilità rispetto alla squadra di governo che il premier incaricato vorrà mettere in campo: sia che a fare il ministro della Lega sia lui, sia che sia un altro esponente del partito. Eppure, secondo alcune indiscrezioni, non sarebbe proprio così. E la prospettiva che a entrare nel governo sia Giancarlo Giorgetti, metterebbe in allarme sia il segretario sia il partito.

Salvini: «Se Draghi chiama, io ci sono»

«Non mi alzo la mattina dicendo spero di fare il ministro, però se Draghi dirà “c’è bisogno di te per dare una mano” io ci sono. Se dirà c’è bisogno di Tizio e Caio della Lega va bene», ha detto Salvini da Bruno Vespa, precisando che sui ministri «io non so nulla, diamo fiducia al progetto». La prospettiva che i leader di partito entrino nella squadra di governo, però, allo stato attuale sembra bloccata, per un intervento diretto del Quirinale, che sta componendo la squadra insieme all’ex presidente della Bce. Lo scenario più probabile è noto: una ventina di ministri misti tecnici e politici, equamente distribuiti tra gli uni e gli altri, con una metà donne.

Il risiko dei ministri politici

Molti i nomi che si rincorrono da giorni per ciascun partito, fra i quali per la Lega è dato in pole proprio quello di Giorgetti, che è stato uno dei sostenitori della prima ora del governo Draghi. Secondo quanto riportato dal Messaggero, però, intorno al nome del numero due del Carroccio vi sarebbero diversi maldipancia, che si intersecano con la questione dei rapporti di forza tra i partiti. Vale a dire che il no ai leader non chiuderebbe la strada a Luigi Di Maio, che formalmente non è più capo politico del Movimento. Ma un ingresso di Di Maio, a fronte di una sua esclusione, sarebbe indigeribile per Salvini.

La Lega vuole Salvini ministro

Poi ci sono le questione strettamente interne ai leghisti. Giorgetti avrebbe avuto dei ripensamenti rispetto al ruolo della Lega nel governo, temendo che «in Cdm – scrive Emilio Pucci sul Messaggero – i rappresentanti del Carroccio possano essere in qualche modo ghettizzati». Di contro un ruolo da ministro sarebbe per Salvini la proiezione naturale per la guida del Paese alle prossime elezioni, che potrebbero esserci tra un anno, quando Draghi, secondo una convinzione che attraversa anche le file della Lega, potrebbe fare il salto al Quirinale. «Ma per far sì che il segretario possa essere il prossimo presidente del Consiglio i leghisti vogliono che sia Salvini a sedersi in Cdm. Non Giorgetti», si legge ancora nell’articolo, che dà conto anche delle perplessità dello stesso Salvini.

I dubbi del segretario su Giorgetti

«Neanche Salvini vorrebbe il numero due lumbard. Non perché, o perlomeno è quanto viene spiegato da un ex ministro, non si fidi di lui. Ma perché con Giorgetti ministro prevarrebbe la tesi di una Lega buona e di una Lega cattiva. Continuerebbe la narrazione di un Salvini con la felpa e non con il vestito buono da palazzo Chigi, mentre il leader vorrebbe guidare in prima persona il processo della “nuova” Lega», si legge nell’articolo intitolato «Salvini, dubbi su Giorgetti: “Al governo ci vado io”» e nel quale ricorda che sulla strada di Salvini verso un ministero si frappone anche l’ostilità del Pd.

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