Dibba e Travaglio, alla fiera della faccia tosta: cadono nel ridicolo pur di difendere Conte

sabato 23 Gennaio 16:23 - di Carlo Marini
Dibba, Travaglio

«Il custode della purezza grillina Di Battista ha benedetto l’ingresso in maggioranza di Ciampolillo e della ex assistente di Berlusconi perché un governo senza Renzi val bene una messa». Così Massimo Gramellini colpisce e affonda Dibba.

«È la logica – scrive Gramellini nella sua rubrica Il Caffè – con cui da trent’ anni il centrosinistra più litigioso del mondo rimane insieme non per realizzare un obiettivo (tutelare il lavoro, magari), ma per fermare il Mostro del momento». Un Mostro che una volta è Craxi, l’altra volta è Berlusconi, oggi è Salvini, domani sarà la Meloni.

“Il fine giustifica il Dibba” (e pure Travaglio)

«I Cinquestelle versione Di Battista – prosegue Gramellini – erano entrati in politica per redimerla da ogni sporcizia. Ci ricordiamo un Dibba tuonante contro il mercimonio nelle aule parlamentari, da lui definite «un postribolo». Adesso accetta di accogliere i voltagabbana, basta che non siano indagati. Ma quello degli indagati ha tutta l’aria di essere un paletto mobile».

E quanto sia mobile il paletto lo spiega perfettamente il Giornale, che ha ripescato un Marco Travaglio d’annata. Quando al governo c’era Berlusconi e i “costruttori” di oggi, erano definiti “voltagabbana”.

L’articolo di Travaglio del dicembre 2010

“E sembra quasi – ironizza Il Giornale – che se la prenda con Conte  e i suoi, animatori dell’odierno calciomercato dei senatori. «A furia di parlare di deputati venduti, si rischia di trascurare l’altrettanto nobile categoria dei compratori», l’incipit del pezzo. Non si stigmatizzavano solo i reietti alla Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, ma pure quelli che Travaglio bollava come «acquirenti». Quindi spunta «tal Ciccio Nucara, segretario del Partito Repubblicano all’insaputa dei più». Allora incaricato di «pescare nella palude di diniani, centristi, Mpa, Union Valdotaine, Sudtiroler».

“Berlusconi tratta con L’Udc è piena di inquisiti”, denunciava Travaglio

Uno stagno, osserva Il Giornale, non troppo diverso «da quello in cui stanno nuotando da giorni, senza sosta, gli emissari contiani. Tra ex craxiani, ex grillini, italiani all’estero, democristiani sanniti e centristi di ogni risma. Anche alla fine del 2010 si parlava dell’Udc, ora al centro delle lusinghe di chi segue il dossier dei «volenterosi» per conto di Palazzo Chigi. Sentite il Travaglio d’epoca: «Partì la fase 2 di Mediashopping, affidata ad acquirenti ignoti (forse latitanti): comprare l’Udc siciliana, piena di condannati, inquisiti ed ex imputati». Il dialogo in questi giorni è stato bloccato da un’inchiesta di Gratteri in cui è coinvolto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa».

Che cosa è cambiato? Solo la collocazione dei veri Dibba e Travaglio. In prima fila al mercato delle vacche e alla fiera dell’ipocrisia e dalla faccia tosta.

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