Vittorio Feltri fa a pezzi Sala: «Non penso che ci sia un cretino disposto a rivotarlo»

giovedì 17 Dicembre 11:50 - di Liliana Giobbi
Vittorio Feltri

«Quando Sala fu eletto sindaco di Milano, sia pure con i voti della sinistra, eravamo abbastanza soddisfatti. L’uomo aveva gestito benissimo l’Expo e rilanciato il capoluogo lombardo, portandolo ai massimi livelli europei. Ora siamo pentiti di averlo sostenuto perché ha dimostrato una insensatezza assoluta nella gestione della città». Inizia così il fondo del direttore editoriale di Libero, Vittorio Feltri, che sul suo quotidiano torna ad attaccare il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. A suo giudizio, Sala ha ridotto Milano «a un caos infernale – scrive – da cui sarà difficile uscire brillantemente. Ha combinato più guai Sala di tutti i primi cittadini che lo hanno preceduto a Palazzo Marino. Arrivo a dire che ha fatto meglio la povera Virginia Raggi a Roma, che è un bordello totale, di lui che pure aveva preso la guida della più efficiente metropoli italiana».

Vittorio Feltri e l’incapacità di Sala

Sala, prosegue, «è un uomo talmente capace che è stato all’altezza di ridurre Milano a una specie di suburra infrequentabile». Ad esempio, incalza il direttore di Libero, «ha voluto introdurre a tutti i costi piste ciclabili che hanno paralizzato la circolazione» con le vie principali «impraticabili». Il traffico «non scorre più e si strozza dovunque». E «mezza metropoli», da Porta Venezia a Piazzale Loreto. «Permane paralizzata per ore e ore». La città, insomma, è stata «trasformata in una Babilonia», tuona Feltri. Che si domanda poi «per quale motivo Sala abbia deciso di rendere invivibile l’urbe».

«Meno male che il suo mandato è in scadenza»

«Un sindaco di tale caratura», conclude Vittorio Feltri, «non lo merita neanche Il Cairo. Invece è toccato ai poveri e miti milanesi. Meno male che il suo mandato è in scadenza, non posso pensare che alle prossime elezioni ci sia un cretino tanto audace da rivotarlo. È ricandidato ma non ce la farà mai ad essere rieletto, visto che siamo gentili eppure non talmente idioti da riconfermarlo sindaco».

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