Commissione d’inchiesta
Non c’è due senza tre: in pieno Covid un altro imprenditore fu avvicinato dall’ex collega di Conte
“Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Giuseppe Conte sapesse dell'operato di un suo collega di studio”, affermano Bignami e Malan
+ Seguici su Google DiscoverDopo Giovanni Buini e Dario Bianchi, un terzo imprenditore rivela alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid di essere stato avvicinato, in piena pandemia, da un uomo vicino all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’avvocato Luca Di Donna. E di nuovo emergerebbe una proposta di intermediazioni in cambio di una lauta percentuale.
Consulenze farlocche in piena pandemia
Francesco Alcaro, fondatore della società di informatica Jarvit srl, durante l’audizione tenutasi ieri, infatti, ha dichiarato che il legale del noto studio Alpa, dove ha lavorato lo stesso Conte, si sarebbe proposto di fare da intermediario con Invitalia. In concreto, Di Donna si sarebbe detto disposto ad aiutarlo per trovare i finanziamenti pubblici necessari a creare un polo tecnologico per la salute in Calabria. Un’intermediazione che sarebbe costata ad Alcaro il 5% su un progetto da 3 milioni di euro. La deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid assicura che il partito andrà fino in fondo a questa vicenda anche perché è emerso che “la struttura legale di Di Donna non avesse i requisiti per offrire le prestazioni che millantava di fare” tanto è vero che, poi, tali prestazioni vennero espletate dalla società di Alcaro. Quale attività avrebbe dovuto svolgere il legale dello studio Alpa, quindi, non è chiaro. “Siamo ancora una volta di fronte ad una anomala ed enorme richiesta di denaro coperta dal solito contratto di consulenza farlocco, come già emerso nei casi dei due imprenditori ascoltati in commissione Covid: Giovanni Buini e Dario Bianchi?”, si chiede ancora Buonguerrieri, sempre più decisa a capire “come e perché un collega dell’allora premier Giuseppe Conte, potesse avere tale accesso ai gangli decisionali del potere”.
Il M5S nega l’evidenza, ma FdI insiste: “Conte chiarisca”
Immancabilmente è arrivata la difesa di Conte da parte di Alfonso Colucci, capogruppo del Movimento 5 Stelle nella Commissione d’inchiesta sul Covid, che accusa Fratelli d’Italia di utilizzare le “Istituzioni a scopi politici” e di aver toccato “di nuovo il fondo”. Secondo Colucci, Alcaro, “scontento dell’attività prestata da Di Donna” ha recesso dal contratto di consulenza legale “senza sborsare un euro” e, quindi, sarebbe tutto normale. L’audizione di oggi, invece, secondo i capigruppo di Camera e Senato di FdI, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, dimostra ancora una volta (la terza) che “in piena pandemia l’avvocato Luca Di Donna, collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, era intento a procacciare affari richiedendo percentuali a proprio favore”. Ma non solo. Alcaro ha precisato che nella scelta di affidarsi a Di Donna furono determinanti le sue relazioni lo studio Alpa, dove figurava come componente l’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Giuseppe Conte sapesse dell’operato di un suo collega di studio”, concludono Bignami e Malan.
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