Littizzetto sempre più volgare: con l’organo genitale in prima serata ha toccato il fondo

lunedì 2 Novembre 14:32 - di Gabriele Alberti
Littizzetto

Littizzetto sempre più volgare. Il phallus in prima serata su Rai tre fa calare l’imbarazzo sulla trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa“, in onda domenica primo novembre.  Una performance pessima. Forte lo sconcerto registrato sui social per l’ennesima ricerca del trash da parte di una comica che non fa più ridere. Indigna ed è oltremodo stucchevole la ricerca ossessiva del doppio senso, la sempre ricercata allusione ai genitali maschili. La comicità è altro. La regia ha mandato  in onda immagini di funghi dalle forme decisamente “piccanti”, come si evince dall’immagine che è poi girata su twitter. A un certo punto della trasmissione vengono infatti mostrati, al momento dello show di Littizzetto.”Sono veri – commenta lei le immagini-  quello sulla sinistra si chiama phallus impudicus vuoi che te lo traduco? Questo rappresenta un po’ come saremmo messi per l’autunno“, dice al conduttore.

Littizzetto fuori controllo con il fungo-pene

E pensare che questa roba fa parte di un programma tra i più pagati della Rai. Un servizio pubblico che voleva “tagliare” addirittura “Rai Storia”, per poi conservare sproloqui indegni di un servizio pubblico… Sono “funghi amari”, è il senso del monologo. Una modalità certamente inopportuna da parte della Littizzetto di alludere a una situazione grave per tutti dal punto di vista sanitario ed economico. Ecco quindi che, imperterrita, illustra il fungo-pene;  ma arriva anche il fungo-Lato B, specifica la Littizzetto nel suo monologo alato: “Diciamo che chi lo trova è fortunato. Non si possono mettere le mutande ai funghi… Esistono i funghi champignon ed esistono ora anche i funghi Chiappignon“.  Qualche attimo di panico in Rai.

Monologhi sempre più imbarazzanti

Ma poi le si consente tutto. Guarda caso nel suo classico spazio di “stranezze scovate sul web”, Luciana Littizzetto  è andata a scovare proprio le immagini più imbarazzanti.  Gran parte del pubblico  ha la convinzione che sia ormai alla frutta:  sempre più frequentemente sta scivolando in una satira greve e volgare, ricca di allusioni sessuali senza alcuna  motivazione satirica. E’ un continuo. Ricordiamo intervento di circa dieci minuti (pagati profumatamente) in cui  analizzò la parola dialettale «suca». «Una studentessa di Palermo ci ha fatto una tesi, ora si potrebbe anche farci un balletto, il suca, suca”.  La parolaccia ci può scappare nella battuta, per carità, ma i sui continui “mer…, cu…” se diventano il centro dello sketch o il modo normale di interloquire in televisione, non sono sopportabili.

“Littizzetto, la smetta…”

Un tempo la tv insegnava la lingua italiana. Perché, allora, per onestà intellettuale non si può trasalire di fronte alle cadute di stile di programmi dichiaratamente trash come  il Gf o quelli della D’Urso quando superano il segno. Spesso se ne invoca la chiusura. Ma si tratta di tv commerciali. Invece dove finiscono  i censori quando si tratta della Littizzetto? Significativo un tweet, per tutti: “Signora, noi siamo persone di una certa levatura, la smetta”.

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