In Calabria
Strage di immigrati arsi vivi in un’auto: l’ombra della mafia pakistana. Lollobrigida: “Lo Stato non arretra”
Quattro persone morte, una strage di immigrati, tutti braccianti agricoli, i cui cadaveri sono statii rinvenuti all’interno di un minivan lungo la Statale 106, ad Amendolara, nei pressi di un distributore di carburante, forse arsi vivi dalle fiamme. Due persone di nazionalità pakistana sono state fermate perché sospettate dell’omicidio dei quattro connazionali: i fermati sono stati rintracciati a Villapiana e portati ieri notte in Questura, a Cosenza, dove sono stati interrogati dagli agenti della Squadra Mobile. La polizia è riuscita a identificarli grazie alle testimonianze raccolte e alla visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. La mafia pakistana, i clan della ‘Ndrangheta e il caporalato criminale sono al centro delle indagini.
Strage di immigrati in Calabria, due fermati
Secondo quanto ricostruito finora, l’omicidio sarebbe avvenuto nello stesso luogo del ritrovamento: i quattro migranti pakistani sarebbero stati prima tramortiti e poi dati alle fiamme. Le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari, sono in corso anche per accertare il coinvolgimento di altre persone. Le vittime erano tutte braccianti agricoli, impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano. Una strage che ha provocato ferme reazioni politiche, come quella del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, che ha pubblicato sui social le immagini dell’auto data alle fiamme. “Una giornata di festa, di orgoglio e di riconoscenza verso quanti, in questi ottant’anni, hanno contribuito a costruire un’Italia più forte, più moderna e più giusta. Ma oggi, in Calabria, accanto al sentimento di festa, c’è anche un profondo dolore. Siamo tutti rimasti sconvolti dalla tragica vicenda dei quattro braccianti pakistani uccisi e bruciati vicino ad Amendolara, nel Cosentino. Una storia agghiacciante, che scuote le nostre coscienze e che ci pone interrogativi profondi sul dramma delle migrazioni, sul valore della dignità umana e sulle responsabilità che una società civile deve assumersi nei confronti delle persone più fragili”, ha scritto sui social.
La testimonianza di un sopravvissuto: “Bruciati viv
Ho visto l’orrore, sono vivo per miracolo”. Il Tgr Calabria ha rintracciato e intervistato in esclusiva il giovane bracciante agricolo, unico sopravvissuto della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara. Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana. Due persone sono state fermate. “Ho pensato di morire” ha detto ai microfoni del giornalista Francesco Salvatore, l’uomo sfuggito all’eccidio in cui sono morti bruciati vivi quattro uomini. L’uomo afferma che tre vittime erano afghane e che i due fermati accusati di omicidio volontario erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per le ustioni.
L’uomo ha anche detto che i cittadini pakistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e che non li pagavano: “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” ha raccontato aggiungendo che c’è una “grande mafia del Pakistan”.
Lollobrigida: “Fatti gravissimo, lo Stato non arretra”
“Le notizie che giungono dalla Calabria sono di estrema gravità e suscitano profonda indignazione. Confido nell’operato della magistratura che farà piena luce accertando la dinamica dei fatti e individuando le responsabilità. La lotta dello Stato contro la criminalità è necessaria, non esiste luogo d’Italia in cui si possano considerare vite umane degli oggetti di cui disporre o, peggio ancora, decidere quando questi possano vivere o morire. Non è solo contro le nostre leggi, ma è contro la nostra morale. Con il Governo Meloni abbiamo aumentato il contrasto al caporalato, abbiamo istituito la clausola di condizionalità sociale escludendo le aziende che non rispettano le leggi dal ricevere soldi pubblici. Abbiamo investito in tecnologie e le usiamo per combattere il crimine. Abbiamo aumentato i flussi di lavoratori regolari per mantenere gli stranieri che arrivano in Italia per prestare la loro opera nei lavori stagionali in un percorso di piena legalità. Questo avvenimento può scoraggiare, ma non ci deve fermare dal continuare a perseguire gli episodi criminosi”, dichiara in una nota il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.