L'intervista esclusiva
«L’Europa sceglie la linea Meloni sui rimpatri: svolta storica contro l’immigrazione illegale». Parla Alessandro Ciriani
In attesa del via libera della plenaria, l'eurodeputato di Fratelli d''Italia- Ecr parla al Secolo d'Italia dopo l'accordo raggiunto da Parlamento e Consiglio Ue
Manca solo il voto della plenaria per dare ufficialmente il via libera ala norma sul nuovo ‘regolamento rimpatri’ e sulla creazione di hub nei Paesi terzi. A questo punto appare una formalità dopo l’accordo di Consiglio e Parlamento europeo raggiunto ieri sera, frutto di una lunga trattativa. Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR e vicecoordinatore del gruppo in commissione LIBE ha seguito passo passo le tappe di un provvedimento fortemente sostenuto dai Conservatori europei e che rappresenta il provvedimento chiave della nuova politica europea sui migranti. E’ il tassello mancante del nuovo Patto Migrazione e Asilo ed è perfettamente in linea con le politiche messe in campo negli ultimi anni dal governo Meloni in Italia. Il Secolo d’Italia lo ha intervistato:
Onorevole Ciriani, che significato politico ha l’accordo raggiunto sul nuovo regolamento europeo sui rimpatri?
Ha un significato molto chiaro: l’Europa comincia finalmente a guardare al problema dell’immigrazione illegale senza ipocrisie. Per anni si è discusso soltanto di redistribuzione, come se bastasse spostare da uno Stato all’altro chi arrivava irregolarmente. Oggi invece si afferma un principio elementare: chi non ha diritto a restare deve poter essere rimpatriato. L’attuale direttiva rimpatri del 2008 ha prodotto risultati insufficienti: solo circa il 20% delle persone destinatarie di una decisione di rimpatrio lascia effettivamente il territorio dell’Unione. Questo significa che, per troppo tempo, le decisioni europee sono rimaste senza conseguenze. Il nuovo regolamento nasce per superare questa debolezza, con un sistema più uniforme, più rapido e più efficace che restituisce serietà al nostro ordinamento.
È una vittoria politica importante anche perché conferma che la linea indicata dal governo Meloni — controllo dei confini, cooperazione con i Paesi terzi, rimpatri effettivi — non è più isolata, ma è la strada che oggi l’Europa sceglie di percorrere.
Uno dei punti più discussi riguarda i cosiddetti “return hubs” nei Paesi terzi. Perché sono così importanti?
Perché rappresentano il simbolo del cambio di passo. Fino a poco tempo fa, quando parlavamo di soluzioni esterne, accordi con i Paesi terzi e centri fuori dal territorio europeo, la sinistra rispondeva che erano idee impossibili, impraticabili o persino indicibili. Oggi invece i return hubs entrano nella disciplina europea sui rimpatri. Parliamo di strutture situate in Paesi terzi, sulla base di accordi con gli Stati membri o con l’Unione europea, dove potranno essere trasferite temporaneamente persone destinatarie di una decisione di rimpatrio, prima del ritorno verso il Paese di origine.
Insomma, è l’ennesimo riconoscimento politico del lavoro fatto dall’Italia con il modello Albania di cui Bruxelles ne assume il principio: l’immigrazione irregolare si governa anche attraverso accordi con Paesi terzi e soluzioni esterne. Quello che veniva liquidato come impossibile o provocatorio diventa oggi parte della nuova architettura europea sui rimpatri. È una soddisfazione enorme per il governo Meloni: l’Italia è stata attaccata, ma ha indicato una strada che adesso l’Europa decide di seguire.
È un passaggio politicamente enorme, perché riconosce che la politica migratoria non si governa soltanto dentro i confini dell’Unione.
Il regolamento, infatti, rafforza proprio questa dimensione esterna: se un Paese terzo non collabora sui rimpatri, l’UE e gli Stati membri potranno utilizzare leve concrete — dai visti ai rapporti commerciali, fino alla cooperazione allo sviluppo — per ottenere procedure di rimpatrio efficaci e una cooperazione stabile sulla riammissione. È così che la dimensione esterna smette di essere uno slogan e diventa parte operativa della politica migratoria europea.
L’accordo è definitivo? E quali sono gli altri elementi che considerate più importanti?
L’accordo è stato raggiunto, ed è un passaggio molto rilevante, ma naturalmente dovrà ora seguire il suo iter: prima il voto di conferma in commissione LIBE, poi la plenaria del Parlamento europeo, quindi la conferma del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Detto questo, il risultato politico c’è ed è molto forte.
Oltre agli hub, ci sono elementi importanti sul piano della sicurezza e dell’effettività dei rimpatri: obbligo di cooperazione per chi riceve una decisione di rimpatrio, norme più rigorose sulla detenzione, con possibilità di trattenimento fino a 24 mesi in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o minaccia alla sicurezza, misure investigative rafforzate per preparare o rendere possibile il rimpatrio, norme più dure per chi rappresenta un rischio per la sicurezza pubblica, estensione dei divieti di ingresso e limitazione degli abusi procedurali sui ricorsi. È significativo anche che alcune norme, soprattutto quelle legate alla dimensione esterna e ai return hubs, siano destinate ad applicarsi subito dopo l’entrata in vigore, che avverrà il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Insomma, questa è la direzione che Fratelli d’Italia ha sempre indicato: un’Europa che non subisce l’immigrazione illegale, ma la governa; che non si limita a distribuire il problema, ma lo affronta alla radice; che difende i confini, tutela la sicurezza dei cittadini e rende effettivi i rimpatri.
Ed è la risposta che milioni di cittadini europei aspettavano da tempo.