Chi ha paura delle elezioni
Noto : “Lo stabilicum non favorisce il centrodestra”. Ecco il bluff del campo largo sulla legge elettorale
Raccontano mainstream e sinistra che lo “Stabilicum”, la legge elettorale che il centrodestra ha presentato in Parlamento dopo aver trovato il muro dell’opposizione sul fronte della collaborazione, nascerebbe dalla “paura di perdere” le elezioni di Giorgia Meloni. Come ben ricostruito dal Secolo d’Italia, e oggi confermato dai dati di analisti ed esperti, la realtà è molto diversa dalla narrazione dei detrattori del governo e della prima donna presidente del Consiglio.
Ad aver timore di modificare il sistema di voto e delle politiche è il campo largo: se sarà la stabilità il criterio da rispettare per consegnare ai cittadini una nuova legge elettorale pensata per loro e non per i partiti, Pd, M5S e tutta la nutrita composizione dell’alternativa al l’Esecutivo, saranno costretti a trovare una sintesi e lasciarsi alle spalle litigi e divisioni. Un problema che non appartiene al centrodestra, che da sempre riesce a presentarsi al voto, sia a livello nazionale che a livello locali, con un programma unico e nomi certi.
Lo ‘stabilicum’: la dead line del campo largo
Superare il tempo in cui si può affermare tutto e il contrario di tutto per trovare accordi su nomi e temi condivisi rappresenta un ostacolo non da poco per la sinistra, per la quale lo ‘stabilicum’ potrebbe essere quella dead line a lungo evitata.
Noto conferma: lo ‘stabilicum’ non favorisce il centrodestra
E a confermare la problematica è stato in una intervista al quotidiano il Dubbio il sondaggista Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto demoscopico, che a domanda specifica sul presunto vantaggio che il centrodestra ricaverebbe dal nuovo sistema di voto ha risposto: «Non penso che questa legge, in questo momento, favorisca in maniera particolare il centrodestra. È vero che con la legge attuale il centrodestra avrebbe difficoltà a vincere seggi nell’Italia meridionale e insulare ma è anche vero che vale lo stesso per il centrosinistra al Nord. Quindi non penso favorisca una delle due coalizioni. Certamente il premio di maggioranza, giusto o sbagliato che sia, favorisce chi vince anche con un voto in più ma oggi sono talmente vicine le due coalizioni che è difficile prevedere come andrà. Quel che è certo è che esiste nell’opinione pubblica una coalizione di centrodestra mentre non esiste quella del campo largo, che è più una sommatoria di liste. Basta vedere al M5S, che ha una parte del suo 13% circa che non vedrebbe di buon occhio Renzi nella coalizione. Stessa cosa vale per l’alleanza con il Pd, come dimostrano le Amministrative. Se la legge elettorale prevede vincolo di coalizione poi non è detto che le sommatorie dei partiti vengano rispettate».
Campo largo, uno scenario da esplorare
Il problema, come detto e come confermato anche dal sondaggista che da anni analizza dati e conduce sondaggi per conto di alcuni dei più importanti mass media italiani, è che «in teoria, con la nuova legge elettorale il campo largo sarà obbligato a cercare una sintesi ma una coalizione funziona quando c`è un partito molto forte e gli altri minori. Accadeva con il centrodestra di Berlusconi che aveva il triplo dei voti di Lega e An e accade oggi con le stesse dinamiche tra FdI, Lega e Fi. Nel campo largo lo scenario è completamente diverso. È vero che il Pd è più forte del M5S ma non ha il triplo dei suoi voti. Per questo non si è ancora deciso un metodo per indicare il candidato presidente del Consiglio, con il M5S che vuole le primarie e il Pd che vorrebbe indicare il leader del partito maggiore».
Schlein favorita dalle primarie
Immancabile poi la domanda su chi potrebbe essere favorito nella vittoria se alla fine venissero celebrate le tanto amate-temute primarie, a cui Noto ha risposto che «Rispetto ai nostri ultimi sondaggi le primarie porterebbero un vantaggio a Schlein e non a Conte. Ed è avanti non solamente perché il Pd è più forte del M5S ma anche perché ha un radicamento territoriale maggiore. Sono i leader locali che portano i simpatizzanti a votare e con questo metodo è molto più probabile che a vincere sarà Schlein. A meno che la fronda interna al Pd voti Conte per far perdere la segretaria, ma direi che questo scenario è piuttosto improbabile».
Chi ha timore delle elezioni…
Insomma a guardare con poche certezze e ‘timore’ alle elezioni politiche del prossimo anno non pare essere la Meloni ma i partiti del centrosinistra che dovranno dimostrare di essere una coalizione non solo sulla carta ma nei fatti. E questo potrebbe essere il primo successo dello ‘stabilicum’: dare all’Italia anche un centrosinistra stabile. Impresa che finora non è riuscita praticamente a nessuno e che potrebbe essere un altro primato ottenuto da Meloni.