Intesa Consiglio-Parlamento
Svolta dell’Europa sui migranti: c’è l’accordo sugli hub nei Paesi terzi e sul regolamento per i rimpatri
L’accordo in trilogo sul regolamento rimpatri e sulla creazione di hub nei paesi terzi c’è. I negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio hanno trovato l’intesa sul provvedimento nella tarda serata di ieri, dopo diversi rinvii.
La norma rappresenta il provvedimento chiave della nuova politica europea sui migranti e il tassello mancante del nuovo Patto Migrazione e Asilo. Ora spetterà alla commissione Libe e all’assembla leL’intesa deve essere ora approvata dalla commissione Libe e dalla plenaria.
Le nuove regole impongono obblighi di cooperazione con le autorità ai cittadini di paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri. Prevedono inoltre strumenti per rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e come detto la creazione di hub per i rimpatri nei paesi terzi.
Plauso di Fdi-Ecr: Finalmente l’Europa cambia prospettiva
Esulta il gruppo dei Conservatori europei. In una nota l’ eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR e vicecoordinatore del gruppo in commissione LIBE ha spiegato: «Per anni l’Europa ha discusso di immigrazione come se il problema fosse soltanto redistribuire chi arrivava. Oggi, finalmente, cambia la prospettiva: non basta gestire gli ingressi, bisogna rendere possibili le uscite. Con l’accordo sul regolamento rimpatri si afferma una verità che sosteniamo da sempre: senza una reale capacità di rimpatriare chi non ha diritto a restare, ogni politica migratoria diventa fragile ed è destinata a perdere credibilità».
Ciriani: una intesa dal valore politico
L’eurodeputato ha aggiunto sull’intesa che «Il valore politico di questo risultato è enorme, perché l’Europa smette di guardare soltanto dentro i propri confini e riconosce che la partita decisiva si gioca anche fuori dall’Unione. La dimensione esterna, la cooperazione con i Paesi terzi, la possibilità di istituire centri di rimpatrio fuori dal territorio europeo non sono più idee isolate dei movimenti conservatori: diventano patrimonio comune della nuova disciplina europea in materia di migrazione. È una vittoria culturale e politica di chi, da sempre, cerca di far aprire gli occhi di fronte a un’emergenza – quella migratoria – che per troppo tempo in molti hanno fatto finta di non vedere. Ma soprattutto è la conferma che la linea indicata con anticipo dal governo Meloni è oggi la strada che Bruxelles sceglie di percorrere».
Gli hub nei Paesi terzi sono il simbolo della svolta
Ciriani ha ricordato che «Gli hub per i rimpatri nei Paesi terzi rappresentano il simbolo di questa svolta. Per mesi ci hanno spiegato che erano impossibili, impraticabili, persino indicibili. Oggi invece entrano nel cuore del dibattito europeo come uno degli strumenti necessari per spezzare il meccanismo dell’immigrazione illegale. E per farlo serve il coraggio di portare la politica migratoria oltre i confini dell’Unione, costruendo accordi seri con i Paesi partner e chiarendo che la collaborazione sui rimpatri è una condizione centrale nei rapporti con l’Europa».
Ue torna a governare i propri confini
«Con l’accordo di oggi, l’Europa torna a rivendicare il diritto di governare i propri confini e di far rispettare le proprie regole. La stagione dell’immobilismo sta finendo. Hub nei Paesi terzi, sicurezza, dimensione esterna e rimpatri effettivi sono ormai al centro della nuova agenda europea. È una vittoria per l’Italia, per il governo Meloni, per Fratelli d’Italia e per tutti quei cittadini che da anni chiedono meno ipocrisia e più coraggio nel difendere i confini, la legalità e la sicurezza dell’Europa» ha concluso l’esponente di Fratelli d’Italia- Ecr.
Cosa prevede il testo
Il regolamento entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione, eccezion fatta per alcune parti, che entreranno in vigore dopo un anno. Il testo dell’accordo tra Consiglio e il Parlamento Europeo sul regolamento rimpatri prevede la possibilità per gli Stati membri di creare hub di rimpatrio in Paesi terzi, per le persone che non hanno diritto di restare nell’Ue. Questi centri di rimpatrio possono servire sia come destinazione finale sia come centri di transito verso i Paesi di origine oppure verso altri Paesi terzi.
Centri di rimpatrio in Paesi terzi
Il nuovo regolamento stabilisce obblighi rigorosi per le persone che non hanno diritto di soggiorno nell’Ue in particolare l’obbligo di lasciare lo Stato membro interessato e di cooperare con le autorità nazionali. Le norme a livello europeo consentiranno agli Stati membri di istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi per le persone che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri. Il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio rimarrà per il momento volontario e sarà rivalutato dopo l’entrata in vigore del regolamento. Il nuovo regolamento introduce un ordine di rimpatrio europeo (Ero), un modulo in cui gli Stati membri devono inserire gli elementi chiave della decisione di rimpatrio. Questo faciliterà il riconoscimento reciproco, dato che gli Stati membri disporranno delle informazioni necessarie per riconoscere la decisione di rimpatrio di un altro Stato membro. La legge prevede misure speciali per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza.
La posizione del Parlamento era stata approvata lo scorso 26 marzo dalla plenaria, con i voti dei Conservatori europei, del Ppe e delle altre forze di destra, mentre il Consiglio ha adottato la sua posizione lo scorso 8 dicembre 2025.