L’altolà di Boccia: “Con 600 morti al giorno non si discute di cenoni e feste. Lo sci? Per ora niente”

lunedì 23 Novembre 18:49 - di Redazione

“Discutere di cenoni e feste con 600-700 morti al giorno lo trovo davvero fuori luogo”. E’ tranchant il ministro Francesco Boccia, ospite de La Vita in diretta su Rai1.

Boccia: niente feste con 600 morti al giorno

“Mai come in questo momento sentiamo il dovere di evitare una terza ondata. Che non significa chiudersi in casa. Ma consentire agli operatori sanitari di fare al meglio il loro lavoro”. Spostarsi da una Regione all’altra per le feste? “Di certo – taglia corto il ministro per gli Affari regionali – io sono contrario a spostamenti come quelli che ci sono stati nell’estate”.  Severo anche sull’ultimo nodo sul tappeto. Quello della riapertura degli impianti sciistici per le festività natalizie. Anche qui qui Boccia è sbrigativo. “Per ora non ci sono le condizioni, ne riparleremo”, risponde al pressing delle Regioni del Nord.  “Valuteremo nel prossimo Dpcm se ci sono condizioni per fare cosa, come e quando”.

“In Calabria ci siamo, non pensiamo alle casacche”

Sull’allarme sanitario in Calabria promette che  il governo farà la sua parte. “Qui non ci sono casacche, sosterremo Calabria per bene, terra eccezionale. Il senso principale di questa giornata è la vicinanza del governo nazionale”,  dice al termine della Conferenza Stato-Regioni. Che si è svolta nella Cittadella di Catanzaro.

I calabresi meritano un’altra sanità

La Regione Calabria, i calabresi, devono sapere che il governo c’è, e c’è su tutto.  La Regione merita una sanità più forte. Bisognerà valutare il rafforzamento delle strutture che sono state ridimensionate. L’Europa tutta ha preso atto che i diritti universali come salute e scuola non potranno mai più essere compressi da vincoli di bilancio. E la Calabria, da questo punto di vista, come gran parte del Mezzogiorno, ha avuto un ridimensionamento anche per questi motivi”.

“Dobbiamo vigilare su scandali e ruberie”

L’altra parte del ridimensionamento invece – continua Boccia – è legato agli scandali e alle ruberie. E su questo i calabresi devono aiutarci a vigilare, stare accanto alla magistratura e alle forze dell’ordine. E, voglio chiarirlo, non è questa la sanità di domani. Questa è la sanità dell’emergenza acuta. Ci sono 14 regioni in Italia che hanno ospedali da campo. La Calabria non è la prima e non è l’ultima. E ci saranno sempre ogni volta in cui avremo bisogno“.

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