A Cuba
I 65 anni dallo sbarco nella “Baia dei Porci”: il tentativo fallito degli americani di far fuori Castro
Gli esuli sostenuti da Washington tentarono il colpo di Stato. L'evento portò Fidel ad avvicinarsi all'Urss e alla crisi dei missili
+ Seguici su Google DiscoverIl 17 aprile di 65 anni fa, gli Stati Uniti fallirono (una cosa piuttosto ripetuta nella storia) il tentativo di ribaltare il regime di Fidel Castro a Cuba. Fu lo sbarco della Baia dei Porci, sostenuto da Kennedy. Un episodio che ancora oggi viene studiato come uno dei più gravi errori strategici della politica estera americana. Consegnando il progetto nazionalista castrista al comunismo internazionale e arrivando a sfiorare la guerra nucleare.
Gli esuli cubani
Un contingente di circa 1.500 esuli cubani (la “Brigata 2506”), addestrati e finanziati dagli Stati Uniti si riversò sull’isola due anni dopo l’insediamento di Fidel Castro. L’operazione, concepita sotto la presidenza Eisenhower e approvata da John F. Kennedy, mirava a scatenare una rivolta popolare contro il regime.
L’invasione fu neutralizzata in meno di 72 ore dalle forze castriste. La popolazione locale non si unì agli invasori, e Kennedy negò l’indispensabile copertura aerea statunitense per mantenere segreto il coinvolgimento diretto degli USA. Morirono circa 100 esuli e nessuna vittima si registrò tra l’esercito cubano.
Un grave errore che avvicinò Cuba all’Urss
Il disastro dell’operazioni ebbe ripercussioni enormi sulla Guerra Fredda. Castro, sentendosi minacciato, strinse un’alleanza formale con l’Unione Sovietica e dichiarò ufficialmente Cuba uno stato socialista. Kennedy subì un grave danno d’immagine a livello internazionale e arrivò a licenziare il direttore della CIA, Allen Dulles, per gli errori di valutazione del servizio segreto.
La crisi dei missili
L’anno successivo si arrivò a sfiorare la guerra nucleare. L’Unione Sovietica, guidata da Nikita Chruščëv, iniziò a installare segretamente missili nucleari a Cuba per due motivi principali: la difesa dell’isola e la risposta alla presenza di missili americani Jupiter in Italia e Turchia, puntati proprio verso Mosca.
Il 22 ottobre del 1962 il presidente John F. Kennedy annunciò la scoperta alla nazione e ordinò un blocco navale (una “quarantena”) intorno all’isola per impedire l’arrivo di nuove testate. La tensione fu massima; le navi sovietiche si avvicinarono alla linea del blocco e un U-2 americano venne abbattuto sopra Cuba. Solo il 28 ottobre fu scongiurato un intervento nucleare. L’Urss accettò di smantellare i missili a Cuba sotto la supervisione dell’Onu, mentre gli Usa si impegnarono pubblicamente a non invadere l’isola, smantellando i missili presenti in Italia e in Turchia.
La linea rossa
L’evento portò all’installazione della “linea rossa” (il telefono diretto tra Casa Bianca e Cremlino) per evitare incidenti futuri e diede inizio a una fase di parziale distensione. Ma di fatto lo sbarco del 1961 consegnò Cuba al mondo del socialismo sovietico. La disfatta in Corea, quella che si sarebbe registrata in Vietnam, non consigliarono la giusta prudenza a Kennedy.
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