Si allontana il ritorno a casa
Famiglia nel bosco, lo strazio di mamma Catherine: “Non mi riconoscono più”. E tra perizie e lungaggini, i bimbi cambiati da tv e cibo spazzatura
+ Seguici su Google DiscoverFamiglia nel bosco, il tempo passa, la burocrazia incista problematiche e cronicizza la crisi di ingranaggi lungi e sempre più farraginosi, e nel frattempo il dramma della famiglia nel bosco assume contorni sempre più inquietanti, delineando il profilo di una giustizia e di un apparato assistenziale (assistenti sociali?) che, in nome di una presunta “normalizzazione”, stanno letteralmente sbriciolando identità e serenità di tre bambini. L’ultimo grido di dolore, allora, arriva da mamma Catherine. Durante le poche e fredde videochiamate concesse dal tribunale, uno dei figli si è rifiutato di parlarle. Il timore della donna è atroce: che i piccoli non la riconoscano più, percependo il distacco forzato come un abbandono.
Famiglia nel bosco, il ritorno a casa sempre più lontano
Ma a preoccupare non è solo il cuore spezzato di una madre. Una perizia tecnica firmata dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello denuncia un “severo stato di disagio“. I bambini, strappati alla libertà della natura, sono stati catapultati in un ambiente “chiuso e rumoroso”. Risultato? I ritmi sonno-veglia sono saltati, sostituiti dalla luce blu della televisione serale (prima assente) e da contenuti audiovisivi non sempre innocui. E, di sicuro, mai in linea con l’educazione all’intelligenza emotiva e alla affettività relazionale dei genitori dei piccoli.
Cresce il disagio psicologico dei 3 bambini
Del resto, è argomento di dibattito mediatico – e non solo – anche il fatto che persino l’alimentazione, un tempo sana, bilanciata e controllata da mamma Catherine e papà Nathan, sia stata sacrificata sull’altare del consumismo. Tanto che, a quanto riferiscono consulenti e media, oggi i piccoli cercano in modo compulsivo zuccheri processati e cibi industriali, usandoli come “compensazione” per il vuoto affettivo. Non solo. Anche i ritmi sonno-veglia risultano alterati. Il cambiamento degli orari e delle abitudini quotidiane, insieme all’introduzione della televisione nelle ore serali, avrebbe inciso sulla qualità del sonno, con difficoltà di addormentamento e frequenti risvegli notturni.
La nuova relazione: «Si torni al nucleo originario»
Tutte questioni delicate che una relazione tecnica, di 9 pagine, depositata nei giorni scorsi al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, hanno denunciato e argomentato. Il documento, firmato dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicoterapeuta Martina Aiello, consulenti di parte dei genitori, della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli (Ch), analizza gli effetti del trasferimento sulla vita quotidiana dei minori.
Alimentazione, sonno e relazioni cambiati in casa famiglia e messi in discussione
Secondo i consulenti dunque, l’inserimento in casa-famiglia avrebbe prodotto una «discontinuità profonda e repentina» nelle abitudini dei bambini. Prima dell’allontanamento, si legge nella relazione, il contesto familiare era caratterizzato da routine stabili e coerenti, ritenute adeguate ai bisogni evolutivi. Dopo il collocamento, invece, sarebbero emersi cambiamenti significativi in diversi ambiti: alimentazione, sonno, educazione, attività ricreative e relazioni sociali.
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