Cauda (Gemelli): le persone in ospedale con la febbre a 37, serve subito un filtro

mercoledì 28 Ottobre 13:04 - di Riccardo Angelini

Si moltiplicano gli arrivi in pronto soccorso di persone con appena qualche linea di febbre. Pazienti che che dopo la visita e il tampone vanno a casa, ma che rischiano di inceppare il sistema.

La gente ha paura, servono risposte

“E’ vero, gli italiani hanno paura – riflette Roberto Cauda,  direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive del Gemelli – D’altronde adesso chi ha un po’ di mal di gola o 37,1 di febbre pensa subito a Covid, e il virus spaventa”, nonostante la stragrande maggioranza di persone risolva l’infezione quasi senza cure. Cosa fare allora? “Penso che la soluzione arrivi dal territorio”, dice l’esperto.

Va potenziata la sanità territoriale

“Le persone hanno bisogno di risposte e rassicurazioni. Ebbene, l’unica lezione utile che ci è arrivata da questa pandemia – ricorda Cauda – è che occorre potenziare la sanità territoriale: nel Lazio le Uscar attivate dall’assessorato alla Sanità stanno operando come ‘filtro’, valutando i pazienti che hanno bisogno di cure ospedaliere e quelli che possono essere seguiti a casa. Un filtro utile anche contro la paura, che insieme al virus minaccia l’operatività degli ospedali. Ecco, penso sia opportuno implementare l’opera di questi medici, dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, ‘sentinelle’ sul territorio in grado di dare risposte alle decine di migliaia di italiani con Covid-19 seguiti a casa”.

Siamo nella fase tre dello scenario prospettato dall’Iss, al quarto c’è il lockdown

Cauda osserva inoltre, riguardo all’ipotesi di un lockdown generale, che se il mondo politico e gli stessi scienziati dibattono sull’opportunità di ulteriori lockdown mirati in grandi città come Milano e Napoli, “l’approccio potrebbe essere quello di un”attesa armata’, come si dice in termini guerreschi”.

“Occorrono 10-15 giorni per vedere gli effetti delle misure adottate, che tengono conto della pandemia sanitaria, ma anche di quella economica”. Insomma, “direi di attendere gli effetti delle misure dell’ultimo Dpcm, ma allo stesso tempo essere pronti a reagire: la nostra deve essere un’attesa armata – ribadisce l’infettivologo – consapevoli del fatto che è possibile un’evoluzione tale da comportare, nei prossimi giorni, ulteriori chiusure mirate. D’altronde siamo ormai nel terzo scenario prospettato dallo studio dell’Istituto superiore della sanità, e al quarto c’è il lockdown. In questa terza fase è possibile procedere a mini-lockdown mirati”.

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