La polizia romana scopre (20 anni dopo) un serial killer satanista: il suo Dna su tre vittime

sabato 4 luglio 15:32 - di Davide Ventola

Elisea, Cristina, Patrizia. Tre vittime, tre donne. La stessa mano, lo stesso Dna. Un Cold case che potrebbe aprirne altri, in modo sorprendente. La sezione omicidi della squadra mobile di Roma ha infatti individuato un serial killer. Autore di alcuni delitti nel 1998 e di uno nel 2006.
Il pluriomicida si chiamava Gaetano Tripodi. È morto un mese fa, in cella, per cause naturali. Come da prassi, il suo profilo genetico è stato prelevato ed inserito nella banca dati della polizia criminale che dal 2016 contiene i profili di tutti gli arrestati per qualsiasi crimine. «Una pratica ancora inusuale nel 2006 – racconta il genetista forense Enrico Maria Pagnotta – quando il Dna di Tripodi venne confrontato solo con i reperti dell’omicidio di Tor Bella Monaca».

Il serial killer e gli eletti di Satana

Le altre due vittime risalgono al 1998. A Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, l’assassino fracassa a colpi di spranga la testa di due donne. Elisea Marcon, 59 anni, di Paese (Treviso) e la figlia Cristina De Carli, 23 anni. La madre muore sul colpo, la figlia pochi giorni dopo in ospedale. Il delitto è avvenuto sullo spazio di spiaggia libera antistante il bar “Ai Casoni”, gestito da mamma e figlia. Un delitto inspiegabile, che non avrà soluzione. Per 22 anni.

Da autotrasportatore girava l’Italia

La sezione omicidi della squadra mobile della questura capitolina e la polizia scientifica, grazie all’analisi genetica di alcuni mozziconi di sigaretta trovati sulla scena del crimine, hanno scoperto che il Dna è quello del camionista uxoricida. Tripodi, originario di Melito Porto Salvo a Reggio Calabria, ma residente a Roma dal 1995, in Polesine si recava per lavoro. La sua presenza a Rosolina mare era quindi compatibile con la sua attività. Ma soprattutto, apre scenari inquietanti. Ci sono altri delitti irrisolti dei quali Tripodi potrebbe essere stato responsabile? Secondo gli inquirenti, Tripodi aveva fondato una setta chiamata gli Eletti di Satana. La polizia indaga su altre due persone che potrebbero aver collaborato al delitto. L’8 luglio ci sarà un incidente probatorio su altri due sospettati. Possibile che dal 1998 al 2006 Tripodi non abbia più colpito? Acquistano, inoltre, un altro valore i coltelli trovati nel suo camion, che all’epoca dei fatti l’assassino liquidò come “strumenti per tagliare pane e formaggio”. Spetterà agli investigatori fare luce su altri eventuali casi sospetti. Come nel più classico dei thriller.

Il diario della vittima: una galleria degli orrori

Il delitto del 2006, a Tor Bella Monaca, scomodò scrittori e giallisti. E ancora non avevano immaginato che l’assassino potesse essere addirittura un serial killer. Al processo, fu messo agli atti il diario della moglie di Tripodi, Patrizia Silvestri. Una galleria degli orrori. «Mi lega con una cinghia e un cerotto sulla bocca . ll 22 gennaio torna a casa, prende il gatto e lo uccide davanti ai miei occhi. Poi comincia a picchiarmi e non ricordo più niente. Mi sveglio in ospedale dopo 3 giorni». E ancora. «Mi ha chiusa in casa per venti giorni e ho mangiato solo crocchini per i gatti». Il marito la decapita nella notte tra il 2 e il 3 maggio 2006 in una stazione di servizio sulla Casilina. Pochi giorni dopo l’arresto, anche se il marito si dichiarerà sempre innocente.

(Nella foto Ansa del 6 maggio 2006, il momento del fermo di Gaetano Tripodi, l’ autotrasportatore accusato di aver ucciso l’ ex moglie Patrizia Silvestri e di averle tagliato la testa. I riscontri sui tabulati telefonici e l’ esame delle ”celle” lo hanno incastrato)

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