Il governo vacilla sotto le ceneri del virus. Niente di nuovo: Conte-Arlecchino resta servo di due padroni

martedì 19 maggio 12:59 - di Maurizio Gasparri

Il virus ha solo sopito vecchi rancori. Ma la brace del potere e del protagonismo continua a bruciare sotto la cenere di questo governo. L’emergenza sanitaria è stata in buona parte ridimensionata. E tornano alla ribalta le questioni con cui la maggioranza si era lasciata prima dell’epidemia. Sembra passata un’eternità. E invece sono trascorsi pochi mesi dagli ultimatum dei 5Stelle, dai tentativi di spallata del Pd. O dalle minacce di far crollare baracche e burattini da parte di Italia Viva.

Conte è sempre più isolato. Durerà?

Il fattore tempo non ha aiutato Conte che, diciamolo chiaramente, è sempre più isolato nella sua bulimia di affermazione. Lo avevamo lasciato che rischiava di saltare in occasione della presentazione della legge di bilancio. Quando i 5Stelle minacciavano la rottura se non si fosse seguita la loro linea. Ricordiamo i titoli cubitali dei quotidiani di quei giorni. Con i grillini che intimavano di votare contro la manovra. E il Pd che si appellava al senso di responsabilità del M5S – il che suona un po’ come un ossimoro – , per il ‘bene del Paese’. Di cui tutti parlano ma che nessuno mette in pratica.

La brutta performance  sul caso Romano

Oggi qualcuno avanza l’ipotesi ardita che Conte stia pensando di mollare tutto. E di farsi il suo partito pescando voti non si capisce dove, come se gli italiani ne avvertissero il bisogno. Certo, la rottura che si è consumata con Di Maio al momento della liberazione di Silvia Romano la dice lunga sui rapporti al limite della sopportazione tra i due. La gara a chi appariva prima si è trasformata in un clamoroso autogol per entrambi. Che si sono trovati davanti una giovane ragazza reduce da un rapimento, tornata in Patria convertita e islamizzata. Né va meglio con il resto dei 5Stelle. Che accuserebbero Conte di essere diventato sin troppo tollerante con le richieste del Pd e di Renzi. Come dimostrato dalla vicenda della sanatoria dei clandestini. Nessuna novità, quindi. Conte, come l’Arlecchino di Goldoni, servo di due padroni, lo è sempre stato. I suoi governi sono nati solo per questo. E hanno compiuto il più grande scempio della storia politica della nostra Repubblica.

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