La vita come avventura: ricordo di Giuseppe Ciarrapico a un anno dalla morte

martedì 14 Aprile 19:34 - di Antonio Pannullo
ciarrapico e gramazio

Peppino Ciarrapico ci ha lasciato un anno fa. Ma la nostra comunità non lo ha dimenticato. Oggi sui social sono spontaneamente comparsi ricordi di quell’uomo che è stato protagonista nel mondo politico della destra. Scrive un ex attivista del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna di Roma: “Oggi è un anno che Giuseppe Ciarrapico ci ha lasciato. Personaggio poliedrico: politico, editore, senatore, proprietario di cliniche, e acque minerali, gestore delle terme di Fiuggi, presidente della Roma. Un punto di riferimento, di aiuto. Quanti manifesti gratuiti dalle officine grafiche Saipem di Cassino abbiamo attaccato! Amava Roma, il litorale laziale e la Ciociaria. La Dc di facciata, ma la fede ed il cuore fascista. Andreottiano, ma sincero amico di Giorgio Almirante. Negli anni Ottanta divenne presidente delle terme di Fiuggi cercando di salvare il salvabile del tesoro della difficilissima città.

Ciarrapico fu soprattutto un uomo generoso

Dalla Saipem di Cassino, prima delle grandi officine grafiche in Ciociaria, tanti manifesti con la Fiamma, grandi volumi di lusso su Mussolini ed il Fascismo, giornali quotidiani, libri, fascicoli di storia, armi e forze armate della Rsi, Il Borghese, a cui collaborarono dirigenti e intellettuali della destra, tra cui Marcello Veneziani, che fu direttore editoriale, e, negli anni settanta, Guido Giannettini e molti altri che magari altrove non trovavano lavoro. Soprannominato “Re delle acque minerali” perché proprietario di stabilimenti termali e sorgenti. Sempre per aiutare la cittadina anticolana, organizzò il Premio Fiuggi, manifestazione internazionale cui partecipò persino Michail Gorbačëv. Camerata Ciarrapico Presente!”.

Memorabili le sue Befane tricolori per i bambini

Sì, la vita di Ciarrapico è stata un romanzo. E forse l’estensore di questo commosso ricordo si è dimenticato di quando, egli anni Settanta, Ciarrapico regalò alla sezione di via Sommacampagna due fuoristrada mehari, con cui gli attivisti dei Gruppi Operativi accorrevano quando c’era qualche sezione in pericolo. Perché il “Ciarra”, come lo chiamavano negli ambienti del Msi, era soprattutto un generoso. Un’Epifania, nel 1972, Ciarrapico orgnaizzò una Befana tricolore alla sezione del Msi di Centocelle, dove portò centinaia di pacchi-dono per i figli degli iscritti di quel difficile quartiere popolare. A Roma, Ciarrapico frequentava e aiutava un po’ tutte le sezioni, ma soprattutto era amico fraterno di Giorgio Almirante, che passava spesso a salutare a Palazzo del Drago in via Quattro Fontane.

Quella volta che a Padova salvò Almirante

Ma non era uno che si tirava indietro, preferendo rimanere al sicuro, tutt’altro. E proprio al rapporto tra i due è legato un episodio poco noto di quegli anni, perché di episodi così ne capitavano ogni giorno. Era il 1976, uno degli anni peggiori degli anni di piombo. Un manipolo di intrepidi, tra cui Ciarrapico, partì da pizza Tuscolo a Roma in una decina di automobili, per scortare Almirante a un comizio a Padova, città in quel momento brodo di coltura dell’antifascismo più violento. Erano della partita, oltre Ciarrapico, Domenico Gramazio, Tommaso Luzzi, Ercole Pizzuti, Renato Spaziano, Franco De Medici, alcuni Volonari nazionali (che era il servizio d’ordine del Msi, e alcuni membri della celeberrima palestra di Angelino Rossi del Prenestino.

Il comizio si risolse in un disastro: poche decine di missini asserragliati in una piazza, e migliaia di estremisti di sinistra che ne avevano chiuso tutti gli accessi, decisi a farla finita una volta per tutte con i fascisti. A questo punto, sotto una pioggia di sanpietrini e molotov, Ciarrapico brandendo una cinta guida i ragazzi della palestra contro un varco, forza il blocco non si sa come, e riesce a portare in salvo Almirante. Nella concitazione del momento, i missini si urtarono con le auto causando diversi danni, ma riuscirono ad andarsene quasi incolumi.

L’impegno di Ciarrapico nell’editoria libera

Maurizio Gasparri ne ha ricordato il ruolo di “coraggioso editore”. Sì, perché a cavallo degli anni Settanta e Ottanta Ciarrapico mise su una casa editrice di destra, di grandissimo valore culturale. Ciarrapico fu il primo ad avere l’intuizione di creare dei pocket, per così dire, una linea economica di libri importanti, che potevano così diffondersi agevolmente tra i giovani, che tanti soldi non ne avevano. Così mise anche un serio ostacolo all’editoria imperante della sinistra, che pretendeva di avere il monopolio della cultura, rilevando dapprima le prestigiose edizioni del Borghese e ripubblicandone i titoli, e in seguito le altrettanto prestigiose edizioni Volpe.

Come dimenticare poi la rivista Intervento, fondata da Giovanni Volpe nel 1972, da Ciarrapico rilanciata con la direzione di un uomo come Fausto Gianfranceschi, uno dei primo presidenti della Giovane Italia? Infine, non va dimenticato che nel 2008 divenne senatore del Popolo delle Libertà per volontà di Silvio Berlusconi. E a Gasparri toccò anche fare il capogruppo di Ciarrapico, che pure con le sue posizioni individuali tuttavia si rivelò sempre disciplinatissimo nelle scelte del gruppo, evitando molto responsabilmente di aggiungere polemiche.

Non mancò mai l’appuntamento di Predappio

Insomma, come disse lui, «Ci vuol altro (che due mesi a Regina Coeli), per uno formatosi al Campo Dux. Vi entrai la prima volta quando avevo quattro anni. Littoria era appena fatta. Tutta bianca: una cattedrale di luce». Il fascismo, Giuseppe Ciarrapico, classe 1934, ce l’aveva nel sangue e nella memoria più profonda. Tra l’altro, quando ci fu la stagione del riflusso della destra, e tutti si scoprivano democraticissimi, moderni e riformatori, lui fu l’unico esponente politico del parlamento che continuò ogni anno a recarsi in pellegrinaggio a Predappio.

Commenti

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  • LEOPOLDO PAGLIARI 15 Aprile 2020

    gli ho voluto bene

  • Emergenza Coronavirus

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