Commessi dei supermercati in rivolta: siamo allo sbando, esposti ai contagi in balia dei clienti

12 Mar 2020 17:39 - di Redazione
sos al governo dei commessi dei supermercati foto Ansa

Il coronavirus manda in tilt anche gli addetti alle vendite di generi primari. Tra i pochi che, in base all’ultimo dpcm del governo, sono chiamati a non abbassare la serranda. «Siamo allo sbaraglio». «Siamo allo sbando». «Siamo in balia dei clienti». «Cci deve dire c…o». A parlare è la categoria di commessi, cassiere e addetti alle vendite dei supermercati, settore dimenticato ma ad alto rischio Covid 19. E che, a gran voce chiede al governo, attraverso l’Adnkronos: «Tamponi immediati. Siamo stati esposti come gli infermieri e per di più senza tutela». E domanda la distribuzione di dispositivi a norma di legge, e non in modalità fai da te, garantiti a livello governativo. «Oltre a guanti e mascherine, anche tute protettive».

Sos al governo dai commessi dei supermercati: «Siamo allo sbando, ci deve dire cu..o»

«Abbiamo già formalizzato ieri unitariamente a Fisascat e a Uiltucs di rispettare il Dpcm e alzare i livelli di tutela nei punti vendita – anticipa all’Adnkronos Alessio Labio, responsabile Cgil Ccnl per il Terziario –. A breve usciremo con una posizione ufficiale. Il settore ha rischi fortissimi. Basta immedesimarsi in un addetto alle vendite di un supermercato per capire cosa significa». «Se le tute protettive sono aihmè un lontano miraggio, la situazione mascherine non è meno drammatica. Ecco quanto emerso da un giro a campione nei principali supermercati di grandi catene e cooperative di supermercati di Roma nord. Le mascherine sono per lo più procurate dal singolo commesso in modalità fai da te, dunque non necessariamente a norma. Addirittura spesso fabbricate in casa con carta da forno dietro l’acquiescenza del titolare. Il quale, oltretutto, afferma: «Proteggono meglio di quelle tradizionali. Abbiamo scaricato il tutorial di un medico da Youtube».

Mascherine fai da te e non a norma: commessi esposti senza nessuna tutela

Peraltro, fanno presente sempre gli addetti ai lavori, «se distribuite dalla catena, e ciò quasi sempre “è avvenuto solo da ieri”, non si sa se siano a norma. Oppure, solo la caramellina per tenerci buoni…», ironizzano altri. «Basteranno?» Si domandano altri ancora, perché le scorte sono limitate. Tanto è vero che in alcuni grossi esercizi commerciali, neanche a tutti i commessi sono state messe a disposizione. E molti hanno dovuto provvedere in autonomia, tanto da sentirsi autorizzati a non indossarle, contrariamente a quanto stabilito dal Dpcm.

Oggi le prime proteste: alcuni dipendenti hanno incrociato le braccia

«Le mascherine ce le siamo procurate direttamente noi. Rispettiamo il decreto. Comunque ci è stato detto di non rispondere ai giornalisti», taglia corto con incredibile disinvoltura la cassiera del supermercato di una grande catena straniera. Cassiera, bisogna dire, “regolarmente” al lavoro senza mascherina. Nel frattempo, “quasi senza” continua a lavorare chi soffre di allergie perché: «Non posso coprire il naso con la mascherina». Insomma, chi indossa cosa? E come? In questa “giungla” in cui vale tutto, e il suo contrario. In questa selva in cui l’unica legge è il disorientamento. Dove sguardi spaesati s’incrociano e si abbassano, c’è però anche chi reagisce. Come i commessi di una catena di supermercati che per due ore questa mattina hanno incrociato le braccia perché ancora mancavano le mascherine. «Abbiamo aperto alle 9.30 invece che alle 8», raccontano. «Ma ieri e nei giorni trascorsi abbiamo lavorato senza». Incredibile…

 

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