Marion Le Pen infiamma i conservatori: «Un’alleanza latina per riformare l’Ue»

martedì 4 Febbraio 18:13 - di Giorgia Castelli
Marion Le Pen

Non ci sarà nessuna riforma da parte della Commissione e del Parlamento europei. L’unica possibilità di cambiamento per l’Unione europea potrà venire dai “governi nazionali”. E così che Marion Maréchal-Le Pen infiamma la platea della “National Conservatism Conference“. A 22 anni è stata la più giovane parlamentare della Francia Repubblicana. Oggi, a 30 anni, è indicata come possibile candidata alle elezioni presidenziali del 2022. La “convention” internazionale dei conservatori, ideata dalla Edmunde Burke Foundation, dopo l’esordio dello scorso luglio a Washington, approda per la sua seconda edizione a Roma. La sfiducia nelle capacità di autoriforma della Ue, per l’erede della dinastia Le Pen può avere solo una risposta: «Una coalizione di governi che portino a un nuovo equilibrio» nell’Unione europea.

Marion Maréchal Le Pen lancia l’alleanza latina

Marion ha alle spalle una famiglia importante nella destra europea. Suo nonno è Jean-Marie, sua zia è Marine. Suo padre, Samuel Maréchal è stato il fondatore del movimento giovanile del Front National. La Maréchal lancia allora la proposta di una “alleanza latina” tra Francia, Italia, Spagna e Portogallo. In modo tale che «insieme ai Paesi di Visegrad mantenga i legami col Regno Unito, gli Stati Uniti e la Russia». Anche di fronte all’avanzata della Cina. Piú di tutto, nel discorso Marion, c’è il rifiuto del «processo di standardizzazione forzata» della Ue. E per questo, spiega, che «non dobbiamo parlare con una sola voce, ma con un coro di voci diverse».

Marion Maréchal Le Pen: «Noi vogliamo una civiltà»

Perché, a differenza dei progressisti, dice, «noi vogliamo avere una civiltà, non un mercato». Inevitabile, di fronte alla platea internazionale radunatasi al Plaza sotto il motto God, Honor, Country (Dio, Onore, Patria) e con numi tutelari come Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Giovanni Paolo II, coniugare il tema dell’identità con quello dell’immigrazione. «Gli uomini non sono intercambiabili», dice la giovane esponente del Rassemblement National. No, quindi, all’ «importazione di stranieri» per «compensare il calo delle nascite in Europa». Per la Maréchal i movimenti migratori ai quali stiamo assistendo sono “solo i primi” di un’ondata ancora più imponente che si manifesterà nei prossimi anni e porterà una “grande crisi” in termini di risorse alimentari e ambiente. Per questo, «i conservatori devono fare scelte drastiche» e «oltre alla chiusura delle frontiere non c’è altra possibilità di difesa che considerare l’agricoltura come un settore strategico».

La frattura sociale

La Francia, ma più in generale l’Europa rurale, viene più volte evocata nel ragionamento della Maréchal sulla «crisi di identità che è accompagnata da una frattura sociale». Crisi e frattura che hanno come rappresentazione la «Francia divisa in due», che vede contrapposte le “grandi città globalizzate” e le periferie, rappresentate dai centri “medi e piccoli”‘ dove vivono “i perdenti della globalizzazione”. I gilet gialli che sono «la versione francese dei britannici che hanno votato per la Brexit». Anche qui, la nipote di Marine Le Pen punta il dito contro “i progressisti” colpevoli, a suo giudizio, di inseguire una politica economica “fatta a dispetto dei territori”. E che “punta solo sulle città”. La Maréchal cita allora il premier britannico Boris Johnson, campione di un conservatorismo pragmatico. Johnson evocando il nuovo concetto di “level up” è convinto che «tutti i territori possono creare innovazione». Mondo rurale, difesa delle tradizioni e dell’ambiente, salvaguardia della struttura sociale. Tutti questioni che portano al tema del momento, “l’ecologia”.

Le scuse a Greta

«Chiedo scusa a Greta», dice la Maréchal anticipando questo passaggio del suo intervento. «Non dobbiamo lasciare la difesa della natura all’estrema sinistra o ai matti. Non voglio scegliere tra i seguaci di Greta e gli scettici, quelli che negano i danni di questo modello economico». Soprattutto, dice, «non bisogna credere allo stupido mantra che i problemi globali si risolvono con soluzioni globali». Al contrario, la Meréchal crede alle “risposte locali” che devono venire dalle nazioni e non da organismi sovranazionali. «Il libero mercato –scandisce – non deve essere una religione». «Proteggere la natura, significa anche proteggere l’agricoltura» e viceversa.


Commenti

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  • Francesco Cortese 5 Febbraio 2020

    Finalmente delle proposte concrete! Avanti così Giorgia portiamo avanti questo progetto che io sostengo da tanto tempo!

  • Fausto Maria de Filippis 4 Febbraio 2020

    Brava Marion, sottoscrivo.

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